La peste suina africana è innocua per l’uomo ma spesso fatale per i suini, con conseguenti perdite economiche per gli allevatori. Ha avuto origine in Africa prima di diffondersi in Europa e in Asia e ha ucciso centinaia di milioni di suini in tutto il mondo. Dal 2022, la peste suina africana in Italia ha colpito principalmente i cinghiali, con alcuni casi isolati nei suini, ha dichiarato un paio di mesi fa alla Reuters Francesco Feliziani, responsabile del Centro nazionale per l’influenza suina. A fine agosto, quando si parlava dei primi focolai, avevamo fatto il punto con Antonio Sorice, Presidente della SIMeVeP, Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, che aveva lanciato l’allarme sulla pericolosità di questa malattia e sulla sua veloce capacità di diffusione.
La puntata di Report di domenica 5 novembre ha riacceso la luce sull’epidemia di peste suina africana che sta colpendo l’Italia. Dal mese di agosto, quando è stato individuato il primo focolaio all’interno di un allevamento, sono stati abbattuti circa 40mila maiali per cercare di fronteggiare la malattia, ma a quanto pare la soluzione è lontana dall’essere trovata. Il reportage di Giulia Innocenzi, dopo aver mostrato i super allevamenti cinesi con i maiali stipati in grattacieli di 26 piani, figli di una discutibile politica di contrasto alla peste suina (nel solo 2018 sono stati uccisi per questo motivo 200 milioni di maiali, ovvero il 30% del totale), ha preso in considerazione la realtà italiana facendo vedere come sono avvenuti alcuni abbattimenti finanziati dalla Regione Lombardia che presentavano diverse irregolarità.
Queste riguardavano principalmente i metodi di abbattimento del bestiame e la sicurezza delle aree infette, in particolar modo alla poca efficienza (o per meglio dire trascuratezza) delle recinzioni relative a questi terreni nei quali possono arrivare senza problemi animali selvatici come i cinghiali che poi vanno incontro a un’infezione sicura.
foto di Osvaldo Castillo
L’epidemia in Italia sembra in crescita dopo il primo rilevamento nel 2022. La regione più colpita è stata senza dubbio la Lombardia in quanto quella con il maggior numero di suini allevati. Qui infatti si trovano la metà dei suini allevati in tutta la Penisola, circa 5 milioni. C’è da dire che si tratta di un virus innocuo per l’essere umano e che non si corre alcun rischio nell’assunzione di carne infetta. Il problema però è che parliamo di un patogeno con una grande capacità di resistenza che gli permette di sopravvivere anche dopo la lavorazione della carne. Questo fa si che possiamo trovarne traccia anche all’interno di salumi e insaccati, se questi sono stati prodotti con maiali infetti.
Il patogeno dunque resiste anche negli scarti, che una volta abbandonati nella spazzatura possono essere preda di cinghiali che vanno in cerca di cibo, sia nei piccoli paesi sia nelle grandi città (famoso è il caso di Roma). Così facendo i suini selvatici si infettano e possono diventare contagiosi in ogni loro spostamento. Su questo si sono pronunciati anche gli esperti della Federazione dei veterinari d’Europa, che hanno dichiarato: “Dal 2017, più di 2,3 milioni di suini sono stati persi a causa della Peste suina in Europa. Sebbene sia innocua per l’uomo, può essere letale per i suini e ha gravi conseguenze socioeconomiche per i Paesi colpiti. Poiché in Europa non esiste ancora un vaccino, la diagnosi precoce, la prevenzione e la segnalazione sono fondamentali per arginare questa malattia mortale. Tutti noi dovremmo prenderla sul serio”.
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