Riabilitare i detenuti, aiutandoli a valorizzare il tempo trascorso in carcere. E guardare al futuro arricchiti di una nuova professionalità. Sono questi gli obiettivi dei progetti di reinserimento sociale che negli ultimi anni hanno preso vita in molte carceri d’Italia, molti dei quali legati al mondo del cibo.
Fra gli ultimi, è stato presentato lo scorso 31 gennaio con “Una cena al profumo di zafferano” il progetto Orto dentro… viola zafferano, iniziativa promossa dall’Associazione Per un mondo di sorrisi e pensata per sostenere i detenuti della casa circondariale Luigi Bodenza di Enna, e restituire loro dignità attraverso il lavoro della terra.
La coltivazione dello zafferano, per l’esattezza, 55 chili di bulbi impiantati nell’agosto 2018 grazie all’impegno di 7 carcerati, in un’area verde incolta di 450 metri quadri, sotto la supervisione di Salvina Russo, responsabile del progetto. “Nel mese di novembre è germogliato un giardino pieno di fiori viola i cui stimmi, dorati e preziosi, sono stati utilizzati per la preparazione di pietanze per la cena in collaborazione con l’Istituto Alberghiero Federico II di Enna”.
Coltivare zafferano per sognare un futuro diverso: è questo ciò che si propone il progetto, “un’idea sperimentale che ha consentito a un gruppo di detenuti volontari di impiantare i bulbi su un terreno interno alla struttura penitenziaria precedentemente disboscato”, ha spiegato Mauro Todaro, presidente dell’associazione. Un’attività, dunque, che si impegna anche a riqualificare il territorio, dando nuova luce a un’area per tempo abbandonata e dimenticata.
Bonifica, semina, concimazione, irrigazione, raccolta: una dopo l’altra, le fasi di lavorazione dello zafferanno sono state eseguite con maestria dai detenuti, che lo scorso novembre hanno avuto modo di raccogliere i primi fiori, concimati senza l’uso di prodotti chimici, “utilizzando solo il compostaggio ottenuto dagli scarti della mensa”. Riqualificazione sociale e anche ambientale, quindi, grazie al riutilizzo e il riciclo degli avanzi che altrimenti andrebbero sprecati.
Un progetto che fa bene non solo ai detenuti ma anche all’intera zona, oltre che all’economia locale. Al termine della pena, infatti, “le professionalità acquisite permetteranno a queste persone di essere impiegate nelle aziende locali, interessate ad assumerle, proprio perché il fiorente mercato dello zafferano è strettamente legato alla produzione del Piacentino Ennese, il nostro formaggio a marchio Dop”. Un’idea in continua evoluzione, che prevede un ampliamento della superficie coltivata e la creazione di un impianto di caseificazione all’interno dell’istituto, per completare il quadro e inserire anche la produzione del Piacentino ennese, compagno ideale per il fiore.
a cura di Michela Becchi
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