E se ci fosse un legame tra food e mixology? Se il nuovo amore americano per il radicchio, per i vermouth e per le bevande amaricanti di origine italiana ed europea fosse il segno di un cambiamento di rotta già tracciato dall’analisi delle tendenze che da qualche tempo misura i gusti americani? E se l’americanissimo Old Fashioned – scrivevamo qualche tempo fa – fosse diventato veramente “old”? Il cocktail a base di whisky nato nella N.Y. di fine ‘800, infatti, secondo l’edizione l’ultimo sondaggio del magazine inglese Drink International, non sarebbe più il cocktail più bevuto al mondo, sorpassato dal Negroni. Cosa ha portato il drink fiorentino, nato poco più di un secolo, fa a diventare il primo nelle preferenze? La risposta è in buona parte da ricercare nel cambio dei gusti, soprattutto negli USA, che si sta sempre più spostando dal dolce all’amaricante.
Addio dunque alla zolletta di zucchero – icona dell’Old Fashioned – e spazio alle note botaniche naturalmente amare di artemisia e genziana. Non a caso questo trend viene chiamato – sia nei bar che sulle etichette delle bottiglie – “Aperitivo”: infatti il nostro Paese non solo ha dato i natali alla maggior parte dei prodotti necessari per questo tipo di bevuta come il Bitter milanese e il Vermouth piemontese, ma tuttora resta leader nella produzione e nella commercializzazione degli stessi. E questo trend si sta spandendo sempre di più, non solo coinvolgendo i nomi più conosciuti ma anche i piccoli produttori di amari (che del bitter sono la versione arcaica) e i vermouth artigianali di tutto lo Stivale, con il fiorire anche di Cocktail Bar dedicati al bere “all’italiana” in giro per l’America.
Atopia Orange Spicy: unliquore low alcol di nuova generazione. In apertura, il Negroni (foto di Rinck Content Studio / unsplash)
Ma non saremmo coerenti con noi stessi se non chiudessimo queste righe con una nota “amara”: infatti gli Stati Uniti non bevono solo sempre più amaro, ma anche sempre più Low ABV e Low Cal. E se la tradizione liquoristica italiana sicuramente abbassa i gradi rispetto ai distillati americani, dall’altro lato aumenta decisamente gli zuccheri complessi. Che possa essere la prossima grande sfida per i produttori italiani l’elaborazione di nuove ricette? C’è già chi ci sta lavorando, come la distilleria chiantigiana Winestillery che ha cominciato a esportare in USA il suo bitter 100% naturale (compreso il colore) e con una percentuale zuccherina nettamente più bassa di quella tradizionale. Un’attenzione in più che sicuramente convincerà i consumatori a stelle e strisce.
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