Notizie / Attualità / Dal Metropolitan Pavilion alla Top Italian Restaurant: Gambero Rosso racconta il vino italiano a New York

Attualità

Dal Metropolitan Pavilion alla Top Italian Restaurant: Gambero Rosso racconta il vino italiano a New York

Al Metropolitan Pavilion, oltre 200 cantine e professionisti del settore hanno celebrato il vino italiano. Masterclass, istituzioni e il Top Italian Restaurant hanno confermato il legame tra la Grande Mela e l’enologia italiana, tra successi e nuove sfide

  • 07 Marzo, 2025

Circa duecento cantine, tantissime persone, tra addetti del settore, importatori, buyer e giornalisti. New York riconferma la bellezza del bere italiano e la sua voglia di conoscere un territorio distante, ma sempre molto attrattivo, attraverso i terroir e le storie delle donne e degli uomini del vino. Quella del 4 marzo, al Metropolitan Pavilion, nel vivace quartiere Chelsea di Manhattan, è stata la riconferma dell’interesse partecipe, curioso e appassionato della Grande Mela verso l’industria vitivinicola italiana, nonché il consolidarsi della bella scommessa, fatta ormai negli novanta dal Gambero Rosso, di scegliere New York per portare oltre confine l’eterogeneità complessa e meraviglioso del vino nostrano.

Vino che si beve, vino che si racconta

Da una parte un grande ambiente per lasciare spazio alle degustazioni e agli incontri con i produttori, dall’altra due masterclass organizzate una insieme a Unione Italiana Vini e l’altra alla Regione Lombardia con i suoi consorzi. Presenti all’evento anche il console generale d’Italia a New York, Fabrizio Di Michele, e l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, proprio a sottolineare l’importanza di un territorio, che spesso dal punto di vista enologico risulta quasi poco conosciuto, nonostante una ricchezza incredibile di produzioni e varietà (dal Lago di Garda all’Oltrepò Pavese, fino ad arrivare al Lambrusco Mantovano, passando per San Martino della Battaglia) lo rendano quasi un caso unico nel suo genere (lombarda, ad esempio, è anche la più piccola Docg d’Italia, quella del Moscato di Scanzo, un moscato a bacca rossa, ottenuto da vitigno autoctono coltivato su un territorio di appena 31 ettari). Entusiasmo vissuto dai partecipanti alla masterclass, condotta da Giuseppe Carrus con la partecipazione di Juri Pagani (consorzio Valtenesi) e Riccardo Binda (consorzio Oltrepò Pavese) che hanno potuto conoscere più da vicino le cantine premiate con i Tre Bicchieri, ma anche tanta soddisfazione dalla parte istituzionale. «Siamo stati a New York a emozionare un pubblico qualificato, buyer, tante persone del mondo del vino che hanno potuto apprezzare i nostri vini e le particolarità delle nostre produzioni. Davvero tanto l’entusiasmo e, soprattutto, tante persone che hanno promesso di venire, in qualche caso di tornare, nell’occasione olimpica di Milano-Cortina 2026, a cercare un’emozione lombarda» — ha dichiarato, infatti, l’assessore a fine giornata.

Promesse e attese che consolidano gli scambi e fanno accrescere la passione americana verso un settore, quello enogastronomico italiano, che nonostante le incertezze dovute alla congiunzione politica ed economica contemporanea e a un cambio di rotta, con parecchie contrazioni, nei consumi, fanno comunque sperare in un futuro quanto meno accogliente per il nostro paese, se pur con sfide da superare nell’immediato presente. Un pizzico di timori e di perplessità è inutile negare che ci siano e fanno rima con i dazi al 25% annunciati dall’amministrazione Trump, che potrebbero costare al vino italiano quasi 1 miliardo di euro in esportazioni perse, ma i dati dell’ultimo semestre del 2024 riportano un’importazione di vino italiano in crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente e il nostro Paese rimane sempre e comunque il primo in termini di volume per le importazioni del vino negli Stati Uniti.

D’altronde siamo nella gourmand New York, frizzante nella sua curiosità enogastronomica come l’aria pungente che si respira tra le sue strade nelle mattine pre-primaverili di inizio marzo. New York ama il buon vino e il buon cibo e qui, nasconderlo sarebbe ipocrita, si possono provare le migliori cucine internazionali, tra cui ovviamente quella italiana. Siamo ben lontani dagli anni in cui mangiare italiano in America, e non solo, equivaleva spesso a una macchietta gastronomica fatta male e dozzinale. Ora le cose si fanno sul serio e spesso è più semplice trovare qui, nella Grande Mela, una trattoria con un’offerta tradizionale realizzata davvero bene, rispetto alle grandi metropoli del Bel Paese. E questi sono i motivi per cui l’evento del Gambero Rosso è stato anche l’occasione per celebrare, come ogni anno, l’attesissimo Top Italian Restaurant, con trenta premiati, tra ristoranti, pizzerie, wine bar, sparsi nel territorio di New York City e dello stato omonimo. Qui la qualità è altissima e lo dimostrano le tante storie di imprenditoria italiana che hanno deciso di puntare tutto su una città in cui, se da una parte si anticipano le tendenze, dall’altra si cerca sempre di buttare il cuore oltre l’ostacolo e dare il massimo, con risultati che parlano chiaro.

Alberto Ghezzi, titolare del ristorante Lucciola nell’Upper West Side, che quest’anno è entrato in Guida con Due Forchette, ha cercato dopo il Covid di tirare ancora un po’ più su l’asticella della sua offerta, andando a puntare proprio sul vino, nonostante la crisi evidente dei consumi. Scelta che gli è valsa anche il premio Villa Sandi – Best Contemporary Wine list: «Siamo passati dall’avere circa una sessantina di etichette a millecinquecento etichette in carta. Ci abbiamo creduto così tanto da creare anche un wine club, che attualmente annovera 250 clienti del ristorante e organizziamo per questo tantissime presentazioni con i produttori: per me è fondamentale puntare sugli appassionati proprio per combattere una crisi che molti iniziano a percepire».

Dello stesso parere è anche Thomas Christoph, a capo di una società di consulenza che si occupa di vino a 360 gradi: «New York è la città che deve recepire tutto in maniera veloce e metterlo in campo. E in tanti ristoranti e bistrot è normale trovare addirittura già una pagina di vini no alcol, così come tanti prodotti extra vino. Ma questo non scalfisce minimamente i locali che hanno sempre fatto un grande lavoro sul vino. C’è una grande ricerca, ci sono sommelier molto preparati, ci sono bicchieri giusti, e temperature di servizio corrette, e i vini sono conservati nel modo idoneo. Queste nuove tendenze non scalfiscono i locali di questo tipo, al massimo possono danneggiare quei luoghi dove il vino non è trattato come dovrebbe».

Mattia Molinterni, che insieme ad Alessandro Pepe, ha aperto la prima avventura internazionale qui a New York della compagine Roscioli di Roma, tra specialità nostrane e il buon bere, conferma quanto detto dagli altri: «Da quando abbiamo iniziato, nel 2023, le cose stanno andando molto bene e questo è sicuramente dovuto al fatto che abbiamo portato negli Stati Uniti gli stessi valori che ci guidano in Italia». Roscioli è un Tre Bottiglie, infatti, proprio per quella sua capacità di offrire una carta dei vini divertente, con grandi classici, ma soprattutto con tante etichette non scontate e una mescita che cambia costantemente, per proporre al pubblico newyorchese quei bicchieri giusti, da bere in un ambiente professionale, ma informale quel tanto che basta da far venire la voglia di alzare in alto i calici. Questa è la strada giusta.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...
Dal Metropol...
Random24

Corsi per Appassionati

Corsi per Professionisti

University

Master

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd

Made with love by Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati