Quando si parla di gelati il genio italiano esplode in tutta la sua creatività riuscendo a definire alcune pietre miliari nella storia di questa fresca golosità. Come abbiamo già scritto nel caso dei gelati biscotto e dei coni anche nel caso degli stecchi l’invenzione si deve all’italiano Domenico Pepino che nel 1884 da Napoli si trasferì a Torino portando con sè la famiglia e tutto l’occorrente per fare il suo gelato. Pur non essendo una piazza facile e non abituata al consumo di dessert freddi, Pepino decise di aprire il suo negozio nel capoluogo piemontese chiamandolo Gelateria Napoletana. Qui nasce il primo stecco chiamato Pinguino, un classico di questa gelateria (oggi sita ad Avigliana, in provincia di Torino) che lo scorso ha compiuto 85 anni. L’industrializzazione di questo prodotto lo ha consacrato tra i protagonisti delle estati tra le golosità da passeggio, amato a tutte le età e disponibile ormai in una miriade di versioni tanto che nella grande distribuzione questa categoria di dessert è sempre ben presente e ricopre una buona fetta di mercato. Per questo abbiamo deciso di provare quelli più diffusi nei supermercati.
Gli appassionati di nocciole potranno trovare in questo stecco grande soddisfazione. La percentuale di frutta secca, infatti, è ben presente nelle varie componenti del gelato, dalla glassa all’interno. Al naso profuma di gianduiotto, mentre al palato si distingue per la copertura morbida la cui croccantezza è affidata alla copiosa e grossolana granella di nocciole. Un prodotto ben studiato anche all’interno dove si distingue per gli “inserti” di glassa che intervallano il gelato e danno piacevolezza al morso. L’unico appunto si deve all’eccessiva dolcezza della copertura.
Un morso e si è già nel mondo Kinder, anzi, più precisamente sembra di avere sotto il naso il mitico ovetto. Lo stecco della multinazionale di Alba all’analisi olfattiva rimanda proprio ai tipici profumi del Kinder Sorpresa. Un profilo organolettico immediatamente riconoscibile sia dai più piccoli che dagli adulti. Oltre a questo gode di un gelato fior di latte ben fatto e non eccessivamente dolce, ma anche di una copertura che risulta ben croccante e dello giusto spessore.
Un buon prodotto se si cerca uno stecco dove sia ben presente il cioccolato. Si apprezza la copertura, ben croccante e caratterizzata da un cioccolato ben lavorato nel quale, al crunch, si distinguono bene le nocciole grossolane anche se un po’ coperte al gusto dalle note di cacao. All’interno il gelato alla nocciola non è di grande di grande intensità e persistenza e lascia prevalere troppo il gusto della copertura, non integrandosi come dovrebbe.
Tra le tante versioni del famoso stecco troviamo quello che si propone di accontentare i gusti degli appassionati di nocciola. All’analisi olfattiva la frutta secca si esprime con un’eccessiva tostatura, mentre al palato si intreccia discretamente con il buon gelato. La glassa non è uniforme: dove è doppia (bianca e nera) risulta troppo spessa.
Lo stecco che reinterpreta la celebre pralina in chiave “caramello” si distingue per la buona qualità del gelato alla nocciola che lo caratterizza. A far da spalla ci pensa il buon gioco di consistenze tra la copertura croccante di cioccolato, la parte cremosa di caramello e il gelato all’interno. Al morso molte delle caratteristiche apprezzabili tendono a essere sovrastate dall’eccessiva aromaticità della “sottocopertura” al caramello che tende a coprire tutto.
Uno dei prodotti inossidabili che hanno fatto la storia del gelato italiano, ma soprattutto un prodotto da sempre accessibile a tutte le tasche. Il “principe” degli stecchi è un prodotto essenziale, minimale, con la sua copertura sottile che al morso fa pensare immediatamente al gusto “stracciatella”. Se si analizzano separatamente i componenti la copertura risulta molto, forse troppo sottile, mentre il gelato è leggermente cristallizzato.
Tra le alternative a base vegetale, ideali per chi ha intolleranze al lattosio, c’è l’immancabile Valsoia che si apprezza per la copertura molto croccante e per il gelato a base di anacardi non eccessivamente zuccherato. Per il resto la percezione della nocciola passa totalmente in secondo piano e il gelato all’interno potrebbe godere di maggiore cremosità.
Nato nel 1959 l’iconico gelato è uno di quei prodotti ormai conosciuto in tutto il mondo e ancora oggi ben presente nei congelatori di molti italiani. Il paradosso di un gelato che porta questo nome, però, è proprio quello di avere una copertura che risulti poco croccante. A questo si aggiunge un’amarena, presente nel “cuore”, molto presente sia a livello quantitativo che gustativo, tale da coprire tutto (sia il gelato fior di latte che la copertura). Un aspetto migliorabile è la qualità della granella nocciole che presenta note ossidative.
Alla degustazione hanno partecipato: Mara Nocilla (giornalista professionista), Stefano Ferrara (gelatiere presso Gelato Lab a Roma e consulente), Monia Achille (Pastry chef presso Isanti a Corchiano e docente), Indra Galbo (editor e capo panel della guida Oli d’Italia).
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