Abbiamo fatto le pulci ai fratelli Menchetti, Corrado e Marco, che con caparbietà, intraprendenza e un pizzico di fortuna hanno conquistato la provincia di Arezzo e di Siena e stanno pian piano diramando punti vendita, franchising e corner nei supermercati in tutto il Centro Italia. Un’azienda, la loro, che ha più di settant’anni, ma continua a stupire: stanno infatti puntando su stazioni di servizio (tra qualche mese apriranno la seconda) e pizze surgelate di qualità. Che fanno? Difficile inserirli in un’unica categoria, fanno pane, pizze, dolci, ma sono anche distributori e franchisor. E fatturano 21 milioni di euro annui. Non male…
Ufficialmente l’azienda apre i battenti (leggi partita iva) nel 1948, ma a dire il vero nonno Bidio e nonna Grazia hanno inaugurato il negozio nel ’42. Era la classica bottega di paese dove si trovava di tutto, dal vino alla pasta, ai gomitoli, ai prosciutti. È stata la prima bottega con la televisione ed è stata anche sala da ballo, una novità assoluta per l’epoca! Ecco perché il nome Menchetti è da oltre settanta anni punto di riferimento per tutta la zona, considerando anche che Foiano della Chiana era un crocevia per chi veniva e chi andava ad Arezzo.
Nel 1958, grazie all’intuizione dei nostri genitori Pietro e Pierina, è arrivato il primo forno a legna ed è cominciata la produzione di pane. Fin dall’inizio hanno puntato sul grano coltivato nella Val di Chiana di nome Verna e sulla lievitazione naturale. Certo, all’epoca il pane lo si portava dentro dei grandi sacchi nelle corriere delle linee provinciali, poi pian piano sono arrivati le biciclette, le vespe e infine i furgoni.
All’inizio distribuivamo casa per casa, ora i nostri principali clienti sono i supermercati. E così, nel ’96, siamo passati da una struttura di 300 mq a una di 1200, di cui metà sono dedicati alla pasticceria.
Assolutamente no! Ci siamo limitati a trasferire le attrezzature che già avevamo nella nuova sede, e le abbiamo incrementate, ma la produzione è rimata artigianale. È sempre il fornaio a gestire l’impasto in base al tempo.
Sì, se è nuvoloso (e dunque umido) l’impasto deve rimanere più tempo nell’impastatrice e il pane qualche minuto di più nel forno. Dubito che in un forno industriale guardino il tempo atmosferico.
Circa 90/95 quintali al giorno. A Pasqua, per esempio, siamo arrivati a 115!
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Quelli che gestiamo direttamente sono ora diventati 10. Quattro sono belli grandi e aperti dalla colazione, al pranzo, alla cena, poi man mano che gli spazi diminuiscono, diminuisce anche l’offerta.
E tra quattro mesi inaugureremo la seconda a Sansepolcro. È una realtà difficile da raccontare, vi diciamo solamente che domenica e sabato prenotano le famiglie in un’area di servizio, siamo passati da un incasso medio giornaliero di 800 euro a uno di 2mila/2mila e quattro.
Sono quelli più facili da gestire e probabilmente quelli più semplici da replicare.
Per l’esattezza abbiamo 6 negozi affiliati, con il marchio all’interno e con libertà di proporre altri prodotti oltre ai nostri, e 4 in franchising con marchio all’esterno e un contratto più stringente, in poche parole devono vendere solo i nostri prodotti.
La selezione viene fatta da me – parla Corrado, ndr – e ormai mi rendo subito conto se ho di fronte una persona che condivide la nostra filosofia e vuole fare un percorso volto alla qualità. Mi convince solo una piccola percentuale di candidati, altrimenti gli affiliati a quest’ora sarebbero il triplo!
Sì, nella sede centrale a Cesa in Valdichiana. Da qui lo distribuiamo al mattino in tutti i punti vendita.
Le brioche le distribuiamo abbattute e poi ogni sede le scalda e le farcisce al momento, mentre l’impasto della pizza viene distribuito fresco e ciascun pizzaiolo staglia pallina per pallina.
Crediamo sia proprio questo il segreto.
Non siamo dei grandi strateghi: abbiamo semplicemente puntato sulle zone in cui il nostro pane era maggiormente richiesto e venduto nei supermercati.
Probabile, ma ci è andata bene! Effettivamente può sembrare una scelta pericolosa ma nel concreto ha rafforzato la vendita sia nei supermercati che già distribuivano il nostro pane, sia nei nostri punti vendita. È come se il marchio, così facendo, si fosse rafforzato.
Marco segue la parte produttiva e dei dipendenti – parla sempre Corrado, ndr – io mi occupo principalmente dell’aspetto finanziario e commerciale. Mamma è il mastino all’interno dell’azienda e babbo segue tutto quello che è economico, gli incassi in parole povere.
Le difficoltà sono all’ordine del giorno, ma oggi la principale problematica è la gestione personale: trovarlo professionale, formarlo e continuare a stargli dietro.
Con nostro grande dispiacere (siamo da sempre convinti che il prodotto sia l’aspetto principale del nostro business) fare un buon pane, una buona pizza, non è più sufficiente. Il retail sta superando per importanza tutti gli altri aspetti, è per questo che abbiamo aperto una scuola di formazione vicino al panificio con cucina a vista, dove simuliamo le attività che abbiamo fuori.
In parte abbiamo già risposto, i principali problemi riguardano la gestione del personale e il controllo, da come viene esposto il prodotto alla pulizia del locale. Dal canto nostro cerchiamo di essere spesso presenti, nel weekend ci facciamo il giro di almeno tre locali al giorno, poi chiediamo ai nostri dipendenti di inviarci le foto dei banconi, delle pizze, etc…in questo modo cerchiamo di risolvere eventuali macro problemi.
Sicuramente contiamo su un’economia di scala vantaggiosa. Il che non significa risparmiare sulle materie prime.
Le farine sono toscane, in gran parte provengono dalla nostra azienda agricola, le altre sono del Molino Parri, il pomodoro è Petti, le mozzarelle sono della cooperativa Colfiorito, il sale è di Cervia e l’olio d’oliva utilizzato per la pizza è italiano. Se dovessimo mettere in ordine di grandezza gli investimenti, quello sulle materie prime sarebbe in testa.
Tutto è cominciato nel 2000, quando zio Luca e Pietro Pagliuca (allora direttore del Consorzio Agrario di Siena) si sono incontrati e insieme al professore Stefano Benedettelli (Dipartimento di Scienze Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze) hanno dato il via alla coltivazione di questo grano autoctono, che noi maciniamo a pietra.
Sinceramente no, se nel ’96 non avessimo allargato laboratorio e produzione, probabilmente oggi non saremmo qui a fare questa intervista.
296.
Nella parte retail abbiamo tanti giovani, l’età media è di 26 anni, mentre nella produzione c’è una media di quarantenni.
Su tutto, noi abbiamo una grande qualità: se la persona è valida siamo disposti a pagare perché ci leva pensieri. E c’è da dire che se non avessimo trovato persone in gamba non avremmo potuto fare tutto questo. Ora, non è che pensiamo di essere i migliori nel settore, ma quando usciamo fuori e andiamo in altri locali, in un certo senso ci rincuoriamo!
I punti vendita hanno un limite gestionale, la strada futura è sicuramente rappresentata dagli affiliati e dai franchising.
Funzionano più o meno tutte le attività, certo la parte della pasticceria ha un margine minore, a volte sono di più i costi rispetto i guadagni.
Punteremo sulle pizze surgelate – già sono presenti nella grande distribuzione in collaborazione con Cremonini e con il marchio Pomodoro e Mozzarella – anche perché il pane è ormai a regime e non possiamo aumentare più di tanto la produzione.
Abbiamo aperto un secondo laboratorio dedicato alle basi delle pizze, sono tutte spianate a mano.
Tramite le pizze, sì. La vediamo difficile investire su franchising o affiliati perché sarebbe molto complicato controllarli.
21 milioni.
4 pane, 1,5 dolci, 2 surgelato e il resto retail.
a cura di Annalisa Zordan
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