“Mangiate patatine fritte due volte alla settimana, anziché una volta sola”. Non è il consiglio scriteriato di qualche sedicente nutrizionista americano; né la prescrizione più indicata per arrivare in forma alla prova costume (se mai avremo modo di indossarlo, quest’estate). Anzi, la questione è più seria di quel che traspare. Tanto è vero che a pronunciare il buffo suggerimento è Romain Cools, segretario generale di Belgapom, che rappresenta i produttori e trasformatori di patate del Belgio. Conflitto d’interessi, penserà qualcuno. Sicuramente si tratta di un consiglio interessato, certo. Per far fronte, però, alla crisi preoccupante e reale di una filiera decisamente importante in terra belga, dove le celebri frites sono considerate un simbolo della tavola nazionale, presenti indistintamente sul menu di birrerie, bar, ristoranti di ogni categoria (o quasi). Non a caso è proprio la paralisi del canale Horeca a determinare lo stato di agitazione di chi coltiva e trasforma patate. Mai come nel fronteggiare l’emergenza coronavirus, tutto il mondo è paese: le filiere agricole, che pure si stanno rivelando fondamentali per l’approvvigionamento quotidiano di generi alimentari, soffrono una diminuzione importante della domanda, causata dalla chiusura di ristoranti, mense, strutture d’ospitalità. A risentirne sono in prima battuta i piccoli produttori, ma anche le filiere più organizzate non sono immuni al rischio di precipitare in una crisi senza ritorno. Senza contare la quantità di cibo sprecato, perché invenduto (ne abbiamo parlato a proposito dei formaggi d’eccellenza italiani).
E questo è vero anche in Belgio, dove Belgapom evidenzia il rischio concreto di inviare al macero 750mila tonnellate di patate. Nel Paese la ristorazione è ferma e i festival in programma per i prossimi mesi, terreno fertile per il consumo di frites, sono stati annullati. Sopravvivono le friggitorie, ma solo per l’asporto, e con clientela più che dimezzata. Ecco spiegata la necessità di lanciare l’insolito appello alla popolazione belga, perché raddoppi il proprio consumo settimanale di patate (meglio se fritte, come tradizione comanda, anche se il consumo domestico in genere delega questa specialità a locali e ristoranti).
Facili ironie a parte, con senso di responsabilità, Belgapom si è già fatta promotrice di un’iniziativa solidale lodata dal ministro dell’agricoltura Hilde Crevits, che permetterà di salvare dal macero 25mila tonnellate di patate ogni settimana, distribuendole alle banche alimentari che si preoccupano di garantire un pasto agli indigenti.
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