Mangereste nel ristorante aperto da Hitler? Lo avremmo recensito se lo avesse avuto? È giusto continuare a frequentare i ristoranti degli chef che si macchiano di colpe gravi nei confronti dei loro dipendenti? Dobbiamo continuare a consigliare il libro sul veganesimo del filosofo Leonardo Caffo dopo la sentenza che lo ha condannato a quattro anni per lesioni e maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna? È giusto continuare a proporre il piccolo saggio a chi vuole leggere un trattato di filosofia intorno alla scelta vegana dopo aver sentito le parole provocatorie che ha utilizzato per commentare la decisione dei giudici? Le domande sono retoriche, le risposte molto meno.
Le parole di Caffo le abbiamo lette e rilette increduli: «Va bene colpirne uno per educarne mille: io sono stato colpito, speriamo che adesso educhino anche gli altri mille». Parlando a bassa voce di fronte a una decina di microfoni fuori dall’aula del tribunale, ha aggiunto: «Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per cercare di stare con mia figlia e ho senz’altro fallito».
Non commentiamo le accuse e la sentenza che, nonostante sia solo il primo grado (il percorso è ancora lungo), sono pesantissime. Le parole, invece, sono inaccettabili. Caffo ha annunciato che si appellerà, è suo diritto: ci sarà un nuovo processo, staremo a vedere. Certo è che è sempre più impellente l’esigenza di interrogarsi su un tema: è ancora tollerabile (ammissibile?) mangiare, bere, leggere, acquistare, scrivere sapendo che un tribunale ha stabilito che l’autore o i protagonisti di quello che arriva in tavola, o sugli scaffali essendo in questo caso un libro sulla filosofia vegan scritto da un professore, hanno commesso abusi e violenze? Contro le donne, in particolare. C’è il garantismo che è una stella polare a cui non dovremmo mai abdicare, ma non possiamo fare a meno di confessare che siamo stufi di tacere di fronte alla logica secondo cui le colpe vanno slegate dai meriti, perché viceversa se non ti comporti bene nella vita privata o di nascosto mentre lavori, allora devi prendertene tutta la responsabilità, e non importa a nessuno se cucini dei piatti strepitosi o non mangi carne. Possiamo pure certificare che un ristorante merita decine di premi, ma se al suo interno i lavoratori vengono maltrattati, le cameriere molestate, allora dovremmo iniziare a escluderli dal racconto collettivo della cucina.
Non siamo un tribunale parallelo, ovviamente, ma viviamo in un’epoca in cui tacere di fronte a questi comportamenti è diventato finalmente inaccettabile. Ci sono stati casi nella ristorazione italiana, ce ne saranno altri, dove molestie e maltrattamenti sono stati conclamati, girano tante, troppe, voci su chef che approfittando del loro ruolo (e potere?) massacrano di insulti chi lavora con loro, riempiono di attenzioni non richieste le loro dipendenti, scoraggiano le donne che vogliono avere figli e a volte prendono a schiaffi pure le mogli. Il libro di Caffo non lo consiglieremo finché una sentenza non lo assolverà, gli spaghetti di Hitler mangiateli voi.?????????????????????????????????????????????????
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