In Germania è scoppiata una vera e propria disputa sul doner kebab. L’Associazione Turca del Kebab di Istanbul ha recentemente presentato una richiesta all’Unione Europea per ottenere il riconoscimento del doner kebab come patrimonio nazionale turco. Questa mossa ha scatenato un acceso dibattito e suscitato proteste tra i kebabari tedeschi, che rivendicano il loro ruolo nell’invenzione e nella diffusione di questa celebre pietanza.
La Turchia ha chiesto all’Unione Europea di registrare la parola «döner» come «specialità tradizionale garantita (STG)». La parola «döner», derivata dal verbo turco dönmek, “girare”, indica la pietanza di carne di montone, agnello o manzo infilzata in grossi strati sovrapposti su uno spiedo verticale, cotta alla griglia facendo ruotare lo spiedo sul proprio asse, e poi tagliata longitudinalmente per ottenerne strisce sottili.
L’obiettivo della Turchia è far sì che nei paesi europei la parola «döner» possa essere usata solo dai ristoratori che preparano la pietanza rispettando il metodo turco e utilizzando gli ingredienti tradizionali. La richiesta specifica che il döner può essere fatto con fettine di carne bovina, ovina o di pollo marinate in una miscela di yogurt o latte, purea di pepe o di pomodoro, erbe aromatiche, spezie e sale. Secondo la ricetta tradizionale nello spiedo, gli strati di carne marinata devono essere alternati a fettine di grasso, sego o grasso di coda di pecora. La domanda definisce inoltre lo spessore delle fettine di carne a seconda del tipo utilizzato, oltre alle dosi per le diverse preparazioni ammesse.
La richiesta turca ha toccato un nervo scoperto in Germania. La comunità turco-tedesca, che ha iniziato a migrare verso il paese negli anni ’50, ha dato vita a una trasformazione significativa del kebab grazie all’introduzione del tipico spiedo girevole. Questa innovazione ha reso il kebab un piatto di strada popolare, accessibile e veloce, ideale per le esigenze dei lavoratori tedeschi. Da allora, il doner kebab è diventato una parte integrante della cultura culinaria tedesca, con varianti che includono non solo carne di agnello, ma anche manzo e pollo.
I kebabari tedeschi sostengono che la loro versione del kebab, sebbene derivata dalla tradizione turca, è un’interpretazione unica e altrettanto valida. Essi vedono nella richiesta turca un tentativo di monopolizzare un piatto che è diventato un simbolo dell’integrazione e dell’ibridazione culturale. Secondo loro, le nuove regole rischierebbero di mettere fuori mercato le versioni più economiche del doner, limitando la varietà e l’accessibilità di questo piatto amato da milioni di persone.
Se non verranno presentate obiezioni da parte degli Stati membri entro la fine della settimana, la richiesta potrebbe essere accolta. In tal caso, l’Unione Europea dovrebbe adottare una serie di regole che definiscono i criteri specifici per la preparazione del kebab. Questa contesa solleva interrogativi profondi sull’identità culturale, sulla proprietà del patrimonio gastronomico e sulle beghe burocratiche che questa scelta può portare agli addetti ai lavori. Mentre si attende la decisione, la disputa continua a infiammare gli animi, riflettendo una tensione più ampia tra tradizione e innovazione, locale e globale. Indipendentemente dall’esito, una cosa è certa: il kebab, con la sua storia ricca e complessa, continuerà a essere un simbolo potente di come il cibo possa unire, ma anche dividere, le culture.
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