La cucina italiana è sempre la cucina italiana. Soprattutto all’estero, dove rimane una delle più amate e gettonate. A dirlo è l’edizione 2023 del report Foodservice Market Monitor “Frontiere evolutive per il settore del Foodservice”, che mette nero su bianco la crescita (l’ennesima!) delle preparazioni made in Italy che oggi hanno raggiunto un valore complessivo di 228 miliardi, e registrando una crescita a doppia cifra (+11%) rispetto all’anno precedente e riallineandosi ai valori pre-pandemia (236 miliardi nel 2019)
Se ci limitiamo ad analizzare i ristoranti tradizionali, la cucina italiana occupa un posto di primissimo piano nel mondo (il 19%) tant’è vero che la maggior parte dei ristoranti made in Italy nel mondo sono posizionati come “Value-for-money”, ovvero quelli che presentano un buon rapporto qualità-prezzo.
Altro discorso per gli italiani in Asia. Qui il rapporto qualità-prezzo non è assolutamente uno dei primi fattori presi in causa: in Asia i ristoranti italiani con la maggiore incidenza sono i cosiddetti “Premium Price”, quelli d’alto rango. Non sono un caso i tanti esempi di chef italiani di primissimo piano (dai Cerea a Niko Romito) che aprono o curano la proposta in terra asiatica.
Ma quali sono i ristoranti che in Italia vanno per la maggiore? Non sono quelli con “cucina dal mondo”, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare, ma i tradizionali, che rappresentano la metà esatta del mercato. Questo dato mette il nostro Paese al primo posto europeo per questo particolare segmento.
Il report Foodservice Market Monitor mette anche in risalto come la pandemia abbia cambiato i gusti e le abitudini dei consumatori di tutto il mondo: se fino al 2020 la sostenibilità era un argomento importante ma non centrale, oggi i clienti dei ristoranti guardano questo aspetto con maggiore interesse, tant’è che sono cresciuti in maniera esponenziale le proposte Plant-Based e, di conseguenza, i consumi di questi alimenti completamente privi di carne.
Le abitudini dei consumatori, poi, sono cambiate anche in relazione agli aggiornamenti in merito alla “logistica” sulle attività lavorative: prima del 2020 lo smartworking (o telelavoro) era solo una possibilità che riguardava una piccola parte dei lavoratori, oggi raggruppa un’area ben maggiore delle persone occupate, motivo per cui il ristorante viene scelto principalmente per i pasti serali e non più per la pausa pranzo.
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