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“La cacio e pepe si fa scotta”, il NYT celebra la pasta romana ma la ricetta fa discutere

Il New York Times consiglia di scuocere la pasta. E lo fa con la celebre ricetta della cacio e pepe di Roscioli.

  • 25 Luglio, 2023

Abbiamo letto la ricetta, siamo andati avanti. Ma qualcosa non tornava. Così siamo tornati sui passaggi della ricetta, parliamo della cacio e pepe di Roscioli, rilanciata da Julia Moskin, celebre giornalista del New York Times, autrice anche di un bell’articolo, sempre nel celebre quotidiano statunitense, che celebra la famiglia Roscioli.

“La pasta deve essere completamente cotta, non al dente”

The Roscioli method involves making a ‘crema’ of cheese, pepper and water in advance. (It can also be refrigerated for later use.) The cheese needs to be grated until fine and feathery, so that it will melt quickly, and the hot pasta water must be added slowly”. Ovvero: “Il metodo Roscioli prevede che si prepari in anticipo una “crema” di formaggio, pepe e acqua (che può anche essere conservata in frigorifero per essere utilizzata successivamente). Il formaggio deve essere grattugiato fino ad ottenere una consistenza fine e vaporosa, in modo che si sciolga rapidamente, e l’acqua calda della pasta deve essere aggiunta lentamente. Fino a qui seguiamo. Dopodiché, la giornalista rimarca la differenza con altre specialità: “Unlike many recipes, the pasta here should be fully cooked, not al dente”. What?? Ora, sappiamo che gli americani e in generale gli stranieri non amano la pasta al chiodo, ma leggere il più celebre giornale al mondo che sconsiglia categoricamente una pasta al dente, desta una certa impressione.

Intanto, l’insegna di Roscioli a NYC, aperta nel South Village lo scorsa giugno, sta riscuotendo un certo successo nella critica locale e negli addetti al settore, affezionatissimi al locale originario accolto tra i sanpietrini romani in via dei Giubbonari. A breve andremo ad assaggiare anche a noi la cacio e pepe per testare eventuali differenze tra le due insegne: spesso, ma non sempre, tra l’insegna italiana e quella internazionale passa solo una questione di dente.

 

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