Recuperare gli scarti. Dalle bucce all’acqua di cottura delle verdure, dai semi ai noccioli: sembra essere questa la nuova tendenza del momento in ambito gastronomico. E non è difficile intuirne il motivo: che lo spreco di cibo sia una delle questioni più calde del momento, ormai, lo abbiamo ripetuto fin troppo. Le iniziative per dare nuova vita alle eccedenze e gli elementi di scarto – fortunatamente – sono sempre di più. Kaffeeform, per esempio, azienda che produce tazze da caffè con i fondi stessi del prodotto.
Utilizzati spesso nella cosmesi fai-da-te per il loro potere esfoliante oppure come concime naturale per le piante, i fondi di caffè ora si trasformano in tazze per espresso, cappuccino e anche bicchieri con tappo per caffè a portar via, ideali alternative agli usa e getta che si trovano nelle caffetterie. Prodotti durevoli, leggeri, riutilizzabili e creati a partire da elementi che altrimenti andrebbero gettati via, in piena ottica di sostenibilità.
Un progetto tedesco curioso e lodevole, una vera novità nel mondo caffeicolo, che non è passata inosservata: le tazze sono infatti presenti anche a Bigger than the plate, la mostra sul food design del Vitoria&Albert Museum di Londra, dove erano disponibili anche al negozio per l’acquisto. Ma come è nata l’idea? Come spiega l’azienda stessa in una nota, il caffè è una delle bevande più consumate al mondo, la richiesta è in costante aumento, “e questo significa che anche i fondi di caffè continueranno ad aumentare”. Da una semplice domanda “è possibile recuperarli e conservarli?”, ha preso il via l’iniziativa.
A coadiuvare il progetto, il designer tedesco Julian Lechner, che ha sperimentato con i fondi del caffè per ben tre anni, prima di arrivare al risultato finale, frutto dell’unione degli scarti con materie prime rinnovabili. Ma non finisce qui: l’intera filiera è basso impatto ambientale, perché i fondi arrivano da torrefazioni e caffetterie selezionate di Berlino direttamente da un corriere in bicicletta.
Una volta arrivati a destinazione, i fondi vengono lavorati da un gruppo di addetti, che si occupano di essiccarli e conservarli. Ci sono poi degli stabilimenti che si occupano di mescolare e formare il tutto, dando vita alle tazze, che tornano infine nel laboratorio di Berlino per la smaltatura finale, il confezionamento e la spedizione nei vari punti vendita e direttamente ai clienti. Insomma, una filiera tracciata, corta, che dà origine a un prodotto di qualità, curato e unico nel suo genere.
a cura di Michela Becchi
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