
Se i costumi e lo stile di vita tendono ad avvicinarsi alle mode occidentali, a tavola i sapori resistono e parlano di storie antiche e spezie profumate, di cotture lunghe e di dolci raffinati. Nel numero di gennaio del Gambero Rosso abbiamo descritto alcuni buoni motivi per fare un tuffo poco turistico nella città più turistica (ma anche vitale) del Marocco: Marrakech. Qui un assaggio.
A Marrakech, la città marocchina più visitata e sicuramente più vivace, convivono il lato esotico e affascinante (che ancora oggi rende la visita del suk e delle vie all’interno delle mura un’esperienza unica) e l’ormai progressiva occidentalizzazione dei quartieri esterni alla città vecchia: Hivernage e, soprattutto, Gueliz, dove una passeggiata diventa un percorso obbligato tra negozi dal profilo definitivamente internazionale.
Sotto il profilo gastronomico, invece, la città resiste strenuamente agli attacchi esterni, con qualche piccola eccezione e l’inevitabile presenza di junk food e pizzerie di dubbia qualità che fanno capolino e attirano l’attenzione soprattutto da parte dei giovani o dei pochi turisti convinti (sbagliando clamorosamente) che la tradizione marocchina a tavola abbia poco o nulla da offrire.
Negli ultimi anni a Marrakech si sono anche fatti vivi anche alcuni mostri sacri della migliore ristorazione fine dining europea, da Yannick Alleno al Royal Mansour e Alfonso Iaccarino (fino a un anno fa a La Mamounia), oltre ad altre firme della cucina gourmet come i francesi Pourcel e Vigatò o il lombardo Giancarlo Morelli.
D’altro canto, chi passa da qui per qualche giorno vuole assaporare i sapori e i profumi locali, fermarsi davanti a un piatto di cuscus, respirare l’aria e vivere la piacevole anarchia che anima la città. Dimenticando la cucina europea. Così il fulcro e ombelico del mondo della magnifica piazza Jemaa El Fna non può che diventare il punto di partenza ideale per una ricerca gastronomica a più livelli. Tra realtà tradizionali locali e qualche indirizzo
Il ristorante Chez Chegrouni rappresenta da sempre uno dei punti privilegiati per osservare dalla terrazza dell’ultimo piano la frenetica attività che anima la piazza, magari approfittando di un buon piatto a prezzi contenuti. Qui si viene per un assaggio del classico cuscus (in diverse varianti, ma quello di carne e verdure è da applauso), presentato nella tajine e accompagnato come da rito dal pane piatto (il kesra) e dal tè verde alla menta, la bevanda nazionale. Con una spesa che si aggira sui 70 dirham, che corrispondono a circa 7 euro si consuma un pasto tradizionale godendo della vista impareggiabile dei tetti di Marrakech.
Una sensazione, quella dei sapori marocchini, che si può vivere anche al Jama, ospitato invece in una tranquilla corte di una trafficata via della Medina. In pratica un piccolo riad ombreggiato dove sedersi per gustare una cucina fresca e immediata, sempre giocata su gusti speziati, ma con giudizio. Certo, l’harira (una zuppa di verdure con riso, carne e spezie) non può non avere un carattere forte e deciso, ma in alternativa esistono una serie di preparazioni che si muovono tra sapori più agrodolci e delicati, come nel caso del pollo al limone, dell’agnello con prugne o del manzo ai fichi.
Se invece vi trovate in direzione del Palais Bahia, un altro dei monumenti più visitati di Marrakech, la sosta d’obbligo è per due locali, molto diversi uno dall’altro. Il primo è il celebre Dar Essalam, raffinato ed enorme ristorante di lunghissima tradizione articolato su più sale riccamente arredate e diventato celebre per una delle scene clou del film L’uomo che sapeva troppo girato da Alfred Hitchcock nel 1956 proprio in una di queste stanze, la K’dim Room. Al Dar Essalam si viene per le imponenti tajine di pollo, piccione o agnello, e per il Mechoui da prenotare il giorno prima e per un minimo di due persone visto che si tratta di un’intera pecora o di un agnello preparati al barbecue e dove si percepisce con forza l’aggiunta del mix di spezie Ras El Hanout.
L’altro indirizzo invece è quello dell’Henna Art Cafè, un locale multifunzione dove si passa dall’esposizione di strumenti musicali e arte marocchina (c’è un legame forte con l’Associazione El Fenn che supporta gli artisti locali e le loro famiglie) ai tatuaggi all’henné, fino al piacere di accomodarsi a uno dei pochi tavoli di una terrazza all’ultimo piano dell’edificio. Per un buon falafel, qualche kefta (le polpette di manzo o di agnello) e una scodella di corroborante hummus.
Fabrizio Nonis, dal 21 gennaio, torna su Gambero Rosso Channel, Sky 412 con un nuovo programma in otto puntate per farci conoscere territori, prodotti e cucina del Marocco. In particolare ci guiderà idealmente in un percorso che si articola tra le città di Fès, Marrakech ed Essaouira con una puntata nel deserto di Agafay alle porte di Marrakech, illustrandoci le specificità dei diversi luoghi dal punto di vista storico ed enogastronomico.
L’itinerario gastronomico di Marrakech continua nel numero di gennaio del Gambero Rosso.
a cura di Gualtiero Spotti
foto di Cris Thellung
QUESTO È NULLA…
Nel numero di gennaio del Gambero Rosso, un’edizione rinnovata in questi giorni in edicola, trovate l’itinerario completo, con altri indirizzi imperdibili. Un servizio di 10 pagine che comprende anche una riflessione di Fabrizio Nonis, che da ben 12 anni frequenta la città assiduamente, e il ricordo di Livia Iaccarino, che nonostante non sia più a Marrachech, la tiene nel cuore “come un’esperienza affascinante”. In più, trovate anche i piatti più rappresentativi della città, i 10 luoghi del cuore di Nonis e gli indirizzi utili dove mangiare, comprare e dormire.
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