Entrando in redazione, la prima cosa che sento è: “Ma che seriosità nel commento sul video di Zalone! fatevi due risate che è meglio!”. Ed è stata questa battuta a convincermi a rispondere alla collega Sabina Montevergine che su questo sito ha commentato abbastanza duramente il senso del nuovo lavoro dell’attore pugliese.
La prima considerazione che mi viene in mente è che quando su una problematica sociale si comincia a scherzare, vuol dire che siamo a buon punto nel percorso di superamento. Vi ricordate il film di Benigni sui lager tedeschi? La vita è bella: il racconto di una tragedia in forma di favola, un film drammatico e al tempo stesso leggero per cui il protagonista si è aggiudicato l’Oscar (il film ne ha ottenuti ben 7 di statuette). Una pellicola che però, al tempo stesso, ha scatenato una ondata di polemiche e di critiche da più parti. Beh, mi sembra che tutto sommato possa esserci una sorta di parallelismo con il video sul patriarcato. Così come con altri video dissacranti di Zalone, da quello con Helen Mirren (La vacinada) a quello sugli immigrati.
Le immagini sono stratte dal video di Zalone. In apertura le lasagne bruciate cucinate dall’attore
Checco Zalone, del resto, è probabilmente l’unico comico che possa oggi dissacrare tutto il politically correct che da tempo sta ingabbiando il libero pensiero. Certo, l’approccio di “correttezza” nel parlare di questioni fondamentali nella storia umana – dal razzismo alla discriminazione di genere, dal bullismo al “belligerismo” – è importante e ha un valore decisamente centrale. Ma quando si trasforma in cancel culture rischia di diventare grottesco e controproducente. Per tornare al patriarcato: certo, chi ha costruito questa forma di struttura sociale è l’uomo; ma all’interno della logica patriarcale purtroppo sono coinvolte anche molte donne che la vivono come “normale”. Ma non solo: il patriarcato non si supera sostituendo dei cliché con altri cliché. Ed è qui che fa centro Zalone: non prende di mira solo il macho, ma anche la donna che semplicemente punta a fare quello che critichiamo nell’uomo. Zalone mostra appunto in chiave comica e satirica il paradosso dell’inversione dei ruoli. Perché se culturalmente cambiamo i fattori, il risultato resta lo stesso!
E ripenso all’articolo di Maria Nicolau su El Pais che alla vigilia dell’8 Marzo scrive: “La cucina non è mai stata oprressione. È stata strumentalizzata con questo scopo. In realtà, saper cucinare è parte organica e indivisibile di quella stanza propria, di quell’autonomia femminista rivendicata da Virginia Wolf“. Ecco allora il senso della scena in cui Zalone stigmatizza il macho che diventa un maldestro cuoco. Perché per superare il patriarcato non serve invertire i ruoli, ma inventarne altri. Magari insieme.
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