Che cosa accadrebbe se un unico farmaco potesse aiutare non solo a perdere peso, ma anche a ridurre il rischio di malattie cardiache, ictus e persino Alzheimer? Sembra l‘elisir di giovinezza di qualche alchimista, ma si tratta di Ozempic, il farmaco sviluppato per il trattamento del diabete di tipo 2 e l’obesità clinica, diventato noto negli ultimi anni per la sua efficacia dimagrante. Passato in poco tempo dai cassetti delle farmacie ai frigoriferi di mezza Hollywood, il semaglutide ha attirato l’attenzione per il suo uso off-label, scatenando il dibattito sui rischi per la salute e sulle carenze di approvvigionamento per i pazienti che ne hanno effettivamente bisogno. Ora, uno studio firmato da Nature suggerisce effetti sorprendenti del medicinale e dei suoi simili sull’organismo. Pur mettendo in guardia da disturbi gastrointestinali e possibili problemi al pancreas.
A mettere nero su bianco i potenziali benefici per la salute di un uso prolungato degli agonisti del recettore per l’ormone GLP-1, come Ozempic e Wegovy, è la prestigiosa rivista scientifica “Nature Medicine”. Si tratta del primo rilevante studio sugli effetti di questi farmaci, nonchè del quadro più chiaro mai ottenuto sull’efficacia e i rischi associati ad essi. Un’analisi realizzata grazie ai dati del Dipartimento per gli affari dei veterani degli Stati Uniti e a 215mila persone con diabete di tipo 2 monitorate per circa quattro anni.
I risultati dei loro test sono poi stati confrontati con quelli di un gruppo di controllo composto da oltre un milione di individui trattati per almeno tre anni e mezzo con farmaci antidiabetici basati su altri principi attivi. Tra questi anche il Mounjaro e lo Zepbound, prodotti da Eli Lilly con la tirzepatide come principio attivo, e il Saxenda, prodotto sempre da Novo Nordisk con la liraglutide come principio attivo. Secondo lo studio, l’assunzione di questa tipologia di farmaci potrebbe ridurre il rischio di sviluppare 42 condizioni di salute, ma allo stesso tempo aumentare la probabilità di incorrere in altre 19.
Quello che è emerso è sorprendente. I ricercatori hanno infatti dimostrato che questi farmaci offrono diversi benefici, alcuni dei quali già noti o emersi negli anni passati. Ad esempio, chi li assume ha un rischio ridotto del 9% di subire un infarto, dell’8% di sviluppare trombosi venosa profonda e del 12% di sviluppare l’Alzheimer rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, è stata osservata una minore probabilità di sviluppare disturbi legati all’uso di sostanze, come alcol (11% in meno) e cannabis (11% in meno), oltre a un rischio ridotto del 12% di contrarre infezioni batteriche, un effetto che gli esperti non riescono a spiegare completamente. Tra gli altri effetti, si è registrata una diminuzione del 18% nel rischio di sviluppare disturbi psicotici, come la schizofrenia. Ed è stata anche segnalata la riduzione di pensieri suicidi e di autolesionismo del 10%.
Parallelamente, i farmaci GLP-1RA si porterebbero dietro anche una serie di rischi. Ciò che è stato osservato è infatti un incremento dell’11% nel rischio di sviluppare artriti e del 146% per quanto riguarda l’infiammazioni del pancreas, che può avere conseguenze anche gravi. Altri effetti collaterali includono mal di pancia, nausea, vomito e ipotensione. Inoltre, è stato riscontrato un aumento del rischio di sviluppare calcoli renali, diverticolite ed emorroidi. Pericoli concreti che potrebbero essere rintracciabili «sia in pazienti col diabete che senza» sostiene Ziyad Al-Aly, medico a capo della ricerca. Destino diverso invece per gli effetti positivi, che sempre secondo Al-Aly «sarebbero improbabili nel caso di pazienti non obesi, visto che sono strettamente legati alla perdita di peso».
Per chi non soffre di obesità cronica, dunque, gli effetti negativi sulla salute, a detta dei ricercatori, potrebbero essere maggiori di quelli positivi. Tuttavia, poiché lo studio è di tipo osservazionale e basato principalmente sulle informazioni di maschi bianchi e anziani con diabete mellito di tipo 2, non è possibile dimostrare una relazione causale tra GLP-1RA e gli effetti riscontrati, positivi o negativi che siano. Per confermare i risultati ottenuti fino ad ora e avere la certezza definitiva si dovranno attendere i risultati del prossimo studio clinico su gruppo più vasto di persone. Nella speranza di una risposta più precisa sull’efficacia e sui danni della semaglutide.
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