Nascerà a Sabaudia un osservatorio sul granchio blu, specie invasiva considerata la minaccia numero uno per pesci e pescatori italiani. La proposta è arrivata dall’Istituto di ricerca Gustavo Brunelli, che conta cinquant’anni di attività sul lago di Paola, e dal Parco nazionale del Circeo.
Il direttore scientifico dell’Istituto Brunelli, Armando Macali, durante un tavolo tecnico organizzato nei giorni scorsi per affrontare il problema, ha spiegato che la presenza del granchio blu sulle coste è probabilmente legata alla tendenza di questa specie a muoversi tra i laghi retrodunali e le foci costiere, utilizzando i tratti costa come vie di comunicazione (qui la nostra prova d’assaggio). Il fenomeno è ancora poco noto, ma va studiato con attenzione per contenerlo e mitigarne gli effetti. Come da indagare sono le cause che hanno portato questa specie non autoctona ad arrivare nelle nostre acque. Per Anna Scalfati, proprietaria del bacino del lago di Paola non ci sono dubbi: «È la conseguenza del cambiamento climatico, che impone due tipi di reazione. La prima, quella di osservazione del fenomeno e la seconda della considerazione di quanto altro può accadere nei prossimi mesi o anni a seguito del riscaldamento delle acque».
Per contrastare il proliferare del granchio blu l’osservatorio presenterà, nei primi giorni del 2024, un piano per ottenere un finanziamento con i fondi Feampa (Fondo europeo affari marittimi pesca e acquacoltura). E si avvarrà della collaborazione di due società che operano nell’area: l’azienda vallicola del lago di Paola e Ittica lago di Paola, che metteranno a disposizione le imbarcazioni e gli impianti fissi per la raccolta di esemplari di granchi blu. Agire presto è fondamentale, non solo per tutelare il settore ittico, come spiega il biologo Armando Macali: «Il granchio blu mette a rischio la sopravvivenza di specie considerate emblemi delle politiche di conservazione di questi ambienti, come i cavallucci marini presenti nel Canale Romano e diverse altre specie già minacciate. E questo rappresenta il pericolo più grande».
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