Nella notte fra il 15 e il 16 gennaio un ordigno è esploso davanti all’entrata della storica pizzeria Sorbillo di via dei Tribunali a Napoli. La guardia notturna assunta dal pizzaiuolo era all’interno del locale e grazie alla blindatura del portone è rimasta illesa, seppur sotto choc. Il locale ha subìto danni che hanno richiesto cinque giorni di lavoro serrato per il ripristino ed oggi, lunedì 21 la pizzeria riapre.
Gli inquirenti, esclusa quasi subito la pista della criminalità da stadio, ritengono che la bomba sia di matrice camorristica e procedono per questo. Le indagini sono supportate dalle oltre 24 telecamere presenti in zona.
Venerdì il ministro Matteo Salvini si è recato in Campania e, prima di fare visita agli amministratori di Afragola dove è in corso una guerra di Camorra con già otto attentati in sole tre settimane, ha ricevuto in aeroporto Gino Sorbillo. Il ministro non è stato in via dei Tribunali ma si è impegnato per il futuro.
Sabato mattina è stata organizzata una marcia tra i vicoli che vanno da Forcella a via dei Tribunali; i napoletani hanno scortato il pizzaiuolo con fogli e cartelli a sostegno, diffondendo l’hashtag #iostoconsorbillo . Al termine della marcia, circondati da agenti in divisa e in borghese, abbiamo incontrato Gino Sorbillo.
Sorbillo, perché secondo lei le hanno messo una bomba?
È stato un attentato a un simbolo della rinascita napoletana degli ultimi anni. Cinque anni fa l’incendio, poi diversi episodi di scasso. Si è voluto colpire me per lanciare un messaggio a quella parte della città che vive orgogliosamente la sua appartenenza, la sua identità in modo pulito. E le assicuro che è la grande maggioranza.
Hanno colpito lei perché è un comunicatore, perché resiste al racket attivamente e pubblicamente?
Questo è un attacco vigliacco alla legalità e alla rinascita di Napoli. Direttamente o indirettamente io do segnali di speranza con le mie pizze, con le mie foto. Dal 1995 a oggi siamo in una fase diversa della storia della pizza a Napoli e questo nuovo modo di essere pizzaiuoli è una delle componenti della rinascita napoletana. Molte persone, tanti colleghi si sono ispirati a me; io ne sono orgoglioso e ne sento la responsabilità.
Torniamo per un attimo a quella notte.
Una telefonata che non vorresti arrivasse mai, quegli squilli che ti fanno sperare che qualcuno abbia sbagliato numero. Mia madre avvertita dal guardiano notturno che ci riferiva: è esplosa una bomba alla pizzeria. Io incredulo mi sono rivestito di corsa e sono arrivato al locale. C’erano già le forze dell’ordine, i residenti in pigiama in strada, molto freddo, la strada buia, lampeggianti blu, vetri infranti…
I Sorbillo fanno la pizza in questi vicoli dal 1935, lei è napoletano ed ex carabiniere, ha subito incendi, scassi e una bomba; non si è piegato e non si piegherà al pizzo: come se ne esce?
Non lo so. Io sono qui, sento al mio fianco le forze dell’ordine, le Istituzioni e soprattutto i napoletani. La Camorra è un cancro, è gente che teme la crescita, combatte i valori sani di una comunità; è gente che odia. Vogliono appiattimento, omertà e il controllo attraverso la paura.
Lei ha incontrato Salvini, non al locale però.
Salvini mi ha promesso l’invio di uomini e un controllo maggiore. Sono andato all’aeroporto e ci siamo stretti la mano. Andava ad Afragola ma ha postato su Instagram che tornerà per mangiare la pizza; per me è molto importante. Non sono d’accordo con chi ha mi criticato per averlo incontrato. Il dialogo con le Istituzioni è la prima cosa per costruire un rapporto.
C’è da registrare però anche la presenza di chi non sta gradendo l’attenzione mediatica attorno a lei.
La gente si sta ingelosendo: una follia! Un grande dolore per me. Ma avete capito che mi hanno messo una bomba? Ma che volevate fare voi dopo un attentato, stare zitti e far finta di niente?
Non si era notata questa gelosia finora, eppure lei è un protagonista nei social networks: sommando i suoi seguaci si arriva a mezzo milione di persone…
Nonostante oggi lei mi vede come un protagonista social io ho passato molti anni solo, solo con i miei sogni. Parlare di ricerca e selezione del pomodoro, di biologico, della macerazione del basilico a metà degli anni ’90 era da marziani qui a Napoli. Mi guardavano come per dire “Sorbì ma k stà ricenn’? ka’ buò…?” (Trad.: Sorbillo, ma che dici? Cosa vuoi?). In questa strada dalle 19 era come ci fosse il coprifuoco.
Di cosa ha bisogno?
Dello Stato, che resti al mio fianco, perché lo sento che è con me: solo che non ci deve abbandonare. Le forze dell’ordine sono qui, ci circondano mentre parliamo, le sento vicine, le conosco, ci posso contare. Ho bisogno dei napoletani, ho bisogno che le persone denuncino, che si oppongano a “chi vive al contrario”, come dico sempre. Bisogna far saltare l’equivalenza che se a Napoli hai successo allora sei camorrista, perché non è così, non è assolutamente così.
Per lei lasciare Napoli è impensabile…
Impensabile. Ho bisogno della mia città, della mia gente. Non sono io che me ne devo andare, sono i camorristi che devono essere arrestati. Vede, questo palazzo ha trecento anni; come mi appoggio io oggi così, stanco, si riposava il mio bisnonno. Capisce…..?
Antica Pizzeria Gino Sorbillo – Napoli – via dei Tribunali, 32 – 081446643 – https://www.sorbillo.it/pizzerie
a cura di Dario Pettinelli
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