In un video pubblicato nei suoi social, e successivamente ripreso da tutti i telegiornali giapponesi, si vede il premier Fumio Kishida mangiare tranquillamente del sashimi fatto con il pesce proveniente da Fukushima, definendolo “sicuro e delizioso”. Scopo del cameo (con tanto di musichetta allegra): tranquillizzare la popolazione sullo sversamento in mare delle acque radioattive trattate, specie dopo che la Cina ha sospeso l’import di cibo dal Giappone. In generale il governo giapponese vuole promuovere tutti i prodotti provenienti da Fukushima (sul vassoio del premier, oltre al pesce, si vedono maiale bollito, frutta, riso e verdure di questa regione), dodici anni dopo il terribile terremoto, e conseguente maremoto, che l’ha colpita, innescando uno dei peggiori disastri nucleari del mondo.
Già prima del rilascio delle acque reflue, molti operatori locali del settore ittico erano preoccupati per le conseguenze che avrebbe avuto la decisione di smaltire in mare l’acqua immagazzinata nella centrale nucleare sulla reputazione del pesce giapponese a livello nazionale e internazionale (il governo di Kishida starebbe anche pianificando un pacchetto di aiuti finanziari per l’industria della pesca, aiutandola a trovare nuovi mercati di esportazione). Eppure il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Mariano Grossi, ha ribadito che l’acqua rilasciata è sicura. C’è da credergli? Per darvi una risposta, o quanto meno per farvi comprendere al meglio l’argomento, riportiamo questo articolo a firma di Valentina Tepedino e questo post di Luca Romano, laureato in fisica e creatore del progetto “L’Avvocato dell’Atomo” (lo trovate su Instagram, Facebook e YouTube) al quale contribuiscono fisici, ingegneri energetici e nucleari e studenti universitari.
Il post è lungo, ce ne rendiamo conto. Riassumendo possiamo dire che l’acqua stoccata nelle cisterne ha una radioattività tale che se ne bevi 1 litro al giorno arrivi a un quarto del limite di esposizione annuale per un pilota d’aereo, senza contare che prima dello sversamento, quest’acqua, viene diluita portando la radioattività a un valore di 7 volte inferiore alla soglia che l’OMS fissa per l’acqua potabile. Quindi sì, tecnicamente l’acqua sversata è potabile, anche se in pratica non lo è perché la diluizione viene fatta in 500 parti di acqua di mare, quindi salata.
Per chi non ha voglia di leggere il lungo post, c’è anche un video molto chiaro di Luiza Munteanu, anche lei portavoce di “L’Avvocato dell’Atomo”. Ve lo condividiamo qui sotto.
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