Giù le mani dal gianduiotto, il vero, unico gianduiotto torinese. Quello che ha avviato dal 2017 l’iter per il riconoscimento dell’IGP, l’Indicazione Geografica Protetta. E ora se lo vede bloccare dal colosso svizzero Lindt, che chiede che nel disciplinare sia inserito anche il latte, quando si sa che il vero gianduiotto torinese vuole solo tre ingredienti: nocciola, zucchero e massa di cacao. Se è parlato con toni accesi al convegno Il Cioccolato delle meraviglie: salute, benessere e felicità di CioccolaTò, la grande kermesse del cioccolato che si è svolge in piazza San Carlo a Torino.
La storia del gianduiotto è codificata. Gigi Padovani, grande esperto di cacao e dintorni, autore con la moglie Clara di Storie di cioccolato (Edizioni del Capricorno), la racconta come un romanzo, tornando al blocco continentale di Napoleone, alla carenza di cacao e alla geniale idea di aggiungerci le nocciole. Risultato quel cioccolato speciale chiamato gianduia, con cui Caffarel & Prochet nel 1865 creano il gianduiotto. “La ricetta con le nocciole – spiega Padovani – nasce fin dal 1814, mentre il cioccolato al latte nasce in Svizzera ma ben dopo il gianduiotto: creato da François-Louis Callier nel 1875”.
Al Convegno di Cioccolatò l’avvocato Antonio Borra, Segretario del Comitato del Giandujotto di Torino IGP ha chiesto aiuto alla città e alla regione per fare rete e lavorare per far riconoscere dall’Europa il Giandujotto di Torino IGP sulla base del progetto che ha forti basi scientifiche. Ha il sostegno infatti di quattro facoltà universitarie, di aziende come Ferrero, Venchi, Domori, Pastiglie Leone e di cioccolatieri come Guido Castagna, che ha iniziato in prima persona in progetto IGP, Guido Gobino, Peyrano: i grandi nomi del cioccolato insomma. Ma anche piccoli artigiani, in tutto una trentina di aziende hanno aderito.
Una realtà che ha anche una bella valenza economica: si parla di un indotto intorno al gianduiotto di Torino IGP di circa 200 milioni di euro. Tutto ruota attorno al disciplinare. “Che per essere approvato – spiega Castagna –richiede “paletti” rigorosi: il peso per formato, da 4 a 11 grammi, la percentuale di nocciola, 30/45% e soprattutto il rispetto della ricetta originale che non prevede il latte, perché quando è stato creato il gianduiotto non esisteva il latte in polvere”.
Lindt chiede invece meno nocciola (26%) e ben il 10% di latte. Perché Lindt ha potuto fare opposizione? Perché produce gianduiotti, in quanto detiene il marchio Caffarel, proprio quello dell’inventore ufficiale del cioccolatino contestato. Anzi: la multinazionale Lindt ha acquisito Caffarel salvandola da probabile morte. Anche se su questo punto le opinioni sono discordanti: nella sede di Luserna San Giovanni è rimasto solo l’ufficio export, tutto il resto è migrato nel milanese (e il gianduiotto di Torino IGP deve essere prodotto in Piemonte), e un bel po’ di licenziamenti ci sono stati, 150 subito e poi altri 94.
Guido Gobino sottolinea l’unicità del gianduiotto, “una IGP che contiene un’altra IGP, la nocciola”, e tutti, Peyrano, Domori, persino Ferrero, sono concordi nel ritenere che l’IGP avvantaggerà l’intero settore di produzione del gianduiotto, anche chi continuerà a farli con il latte e semplicemente non potrà indicare IGP Torino.
“Il nostro progetto vuole essere inclusivo e non esclusivo – sottolinea Castagna – siamo aperti agli artigiani come all’ industria (anche Ferrero ci supporta), vogliamo semplicemente tutelare con un marchio una tradizione storica del nostro territorio. E non abbiamo nulla contro Caffarel, anzi io stesso mi sono offerto di collaborare con loro per creare una ricetta su misura per le loro esigenze. Potranno avere così una linea con il latte e una IGP di Torino”. Come ha per esempio anche Gobino, giusto per fare un esempio eccellente.
Come andrà a finire? Per ora si è chiesto l’aiuto della politica, e il presidente della Regione Alberto Cirio ha dato la sua disponibilità. Lo stesso l’assessore al commercio del Comune di Torino Paolo Chiavarino. La guerra dei gianduiotti è appena cominciata, e già si capisce che Torino e il Piemonte non molleranno. La Svizzera del cioccolato è avvertita: il gianduiotto di Torino si fa senza latte, punto e basta.
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