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Cucinare in mezzo alla natura selvaggia, tra foreste e fiumi, anche in silenzio. Il fenomeno dei cuochi primitivi

Cucinare all’aperto, senza dire una parola, immersi nella natura e utilizzando strumenti ricavati dai rami, taglieri di pietra e tanto fuoco. Ecco il fenomeno "bushcraft"

  • 22 Agosto, 2024

C’è una nuova tendenza sui social network che mostra cuochi impegnati in una cucina primitiva, ambientata esclusivamente nella natura. Un trend che ha origini primordiali, ma che si esprime con la comunicazione più attuale. Ecco il bushcraft: l’insieme di conoscenze e tecniche per vivere in un ambiente naturale, e soddisfare i bisogni primari quali cibo e rifugio.

Cucinare col fuoco, in silenzio

In principio fu Francis Mallmann. Formatosi nella culla della Nouvelle cuisine sotto Jean Paul Bocuse (50 anni di stelle Michelin ed eletto Chef del secolo) e altri pionieri, il cuoco argentino ha deciso di non fare una “cover” della cucina francese, bensì andare nella direzione opposta, verso la tradizionale cucina contadina delle sue origini, in particolare le cotture al fuoco. L’episodio della prima stagione della docu-serie Chef’s Table a lui dedicato è fra i più affascinanti dell’intera collana prodotta da Netflix, ed è ambientato nella parte iniziale sulla remota isola della Patagonia di sua proprietà. Le immagini del documentario catturano la lunga preparazione di un banchetto agreste.

Francis Mallmann Chef's Table - Netflix

Francis Mallmann Chef’s Table – Netflix

Le cotture che avvengono all’aperto

Era il 2015, e fino a quel momento non si era mai visto qualcuno cucinare con tanta grazia e perizia in assenza di moderni suppellettili. Mallmann ha molto probabilmente ispirato il moderno filone di content creators che filmano la preparazione di ricette in mezzo alla natura selvaggia. Sono cuochi che (spesso in silenzio) cucinano in boschi e pianure isolati, vicino a ruscelli e radure, lontano dalla civiltà e senza gli agi della vita moderna, per creare succulenti piatti senza elettricità, fornelli a gas o elettrodomestici.

R?dvan prepara ricette gourmet

Il content creatort turco R?dvan è il Karadenizli Macerac?, che significa “L’avventuriero del Mar Nero”. Lo si vede raramente in faccia. Solo le mani, il polso destro sempre coperto da una bandana, forse per mascherare una tatuaggio. Il suo profilo TikTok è seguito da 7 milioni di follower, 10 milioni invece sono gli iscritti al suo canale YouTube. R?dvan racconta principalmente la preparazione di piatti inusuali per l’ambientazione. I primissimi piani ad alta definizione catturano ogni dettaglio della trasformazione dell’ingrediente, che si tratti di un beef wellington in una foresta, l’impasto delle tagliatelle alle barbabietole color carminio in riva ad un torrente, o la pagnotta cotta sulla brace in montagna. Per la preparazione “in the wild” del lahmacun, una sorta di piadina arricchita con carne macinata e spezie, il cuoco si procura fango e pietre, e costruisce prima di tutto la fornace nella quale poi cuoce la specialità.

Uno dei suoi video più popolari, filmato davanti ad un lago di un ghiacciaio in Svezia, conta 225 milioni di visualizzazioni. Inizia con la scelta di una pietra piatta che il cuoco lava nel lago, poi con una spirale metallica pratica due camini in un ciocco di legno e che poi accende per cuocere sulla pietra infuocata una tasca di vitello farcita con verdure precedentemente cotte alla piastra. Finisce la cottura della carne con rosmarino e una nappatura di burro. La colonna sonora è la “musica” della procedura: il legno che viene scavato, il rametto di rosmarino che unge la pietra, il grasso che sfrigola, il pepe schiacciato nel mortaio. In primo piano vediamo l’attività, e la manualità del cuoco che armeggia con destrezza una mannaia preistorica che sembra uscita dal museo delle tornture medievali. Sullo sfondo, panorami di una bellezza mozzafiato. Nessun’altro suono all’infuori delle braci che ardono, il sibilo del vento, in lontananza il grido di un’aquila.

Tavakkul, il macellaio azerbo

E poi c’è Tavakkul, un signore dell’Azerbaigian che cucina in silenzio circondato dalla bellezza della sua terra, spesso innevata. Mentre apre carcasse di pecore, sfiletta quarti di bue e cuoce capre intere allo spiedo preparando le derrate alimentari per quello che possiamo solo supporre sia l’intero villaggio, ogni gesto di Tavakkul è calmo e lento, ma anche estremamente pregno di perizia e attenzione. Il suo canale YouTube, Wilderness Cooking, conta 5,9 milioni di iscritti.

Nei primi video risalenti al 2020, Tavakkul racconta le procedure con un voice over (suo o di uno speaker dall’accento molto British), ma col passare del tempo, sono diminuite le spiegazioni e sono aumentate le quantità delle porzioni, puntando soprattutto più sull’elemento che dà il nome al suo canale, wilderness: il legame primitivo con la natura. Attraverso le sue lente preparazioni, Tavakkul ci fa scoprire specialità gastronomiche del Caucaso e mediorientali. Dai khinkali ai dolma, passando per la chigirtma azerba, ogni piatto è un omaggio alla tradizione. Ma è il silenzio a rendere i suoi video un’esperienza quasi ipnotica e totalmente rilassante. Senza parole, Tavakkul lascia che siano il crepitio del fuoco, lo sfrigolio dell’olio, e il suono del coltello che incide le trote che ha appena pescato a raccontare. Oltre a mostrare le ricette tuttaltro che riproducibili, Tavakkul vende online una linea di coltelli e altri oggetti presenti nei suoi vari video.

Tavakkul e R?dvan sono storytellers che con i propri video volutamente non raccontano la ricetta bensì fanno parlare il silenzio. Oltre alla natura, protagonista è infatti la componente Asmr della preparazione e della cottura: carni che sfrigolano su pietre infuocate, falò che scoppiettano, lame che tagliano verdure o intaccano ossa. Un concerto che, insieme ai dettagli ravvicinati delle preparazioni, riesce a stimolare le nostre ghiandole salivarie, risvegliando in noi una sopita appartenenza al primo homo sapiens, una paleo-inclinazione che risiede nel nostro dna da milioni di anni.

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