Nel giorno in cui la Cia Agricoltori italiani manifesta in piazza per chiedere di rimettere al centro delle politiche governative il settore primario e mentre le imprese vitivinicole mettono in agenda un nuovo rinvio delle graduatorie per la promozione all’estero con fondi Ocm, il gruppo Fratelli d’Italia, che sostiene l’esecutivo di Giorgia Meloni, ha presentato alla Camera i risultati di un anno di governo.
A partire dal nuovo nome dato al ministero (da Mipaaf a Masaf), passando per i 350 milioni di euro stanziati per le emergenze in agricoltura tramite il fondo Agricat, fino alla nuova governance di Agea che ha consentito per la prima volta di unificare i pagamenti (1,7 miliardi di euro) per il primo e secondo pilastro della Pac. Spazio anche alle carni sintetiche: il 6 novembre comincerà la discussione generale in Aula ed entro il 15 novembre la legge sul divieto alla commercializzazione in Italia sarà approvata”.
“In Europa”, ha sottolineato il sottosegretario Patrizio La Pietra, “non andiamo più a prendere ordini, ma a difendere e a portare le esigenze delle nostre imprese. Stiamo cercando di far cambiare rotta a Bruxelles, troppo appiattita su politiche ideologiche green”.
Nel frattempo, il settore primario aderente alla Cia-Agricoltori italiani – composto da viticoltori, allevatori, aziende ortofrutticole, casearie, cerealicole – si è ritrovato a Roma il 26 ottobre, in piazza Santi Apostoli, per protestare contro una crisi economica che ha portato i prezzi a salire fino al 500% dal campo alla tavola e per proporre al Governo soluzioni urgenti.
Duemila i partecipanti di fronte ai quali ha parlato il presidente Cristiano Fini, per chiedere al Governo misure per “garantire il giusto reddito agli agricoltori lungo tutta la filiera”. Una richiesta accompagnata da proposte concrete, tra cui l’aggiornamento della normativa sulle pratiche sleali certificando i costi di produzione agricola, la riduzione delle forme di finanziarizzazione legate alla produzione di materie prime, un incentivo alla crescita delle Pmi con una revisione degli strumenti di accesso alla terra e una legge sul ricambio generazionale (innalzamento delle pensioni minime agricole), lo stop alle accise e all’Iva sui carburanti, una riforma del sistema delle assicurazioni, dal momento che gli strumenti a disposizione “coprono appena il 3% dei danni reali” e i risarcimenti arrivano in ritardo.
I numeri della crisi, del resto, sono eloquenti. L’ortofrutta è in ginocchio, con -40% dopo la siccità record del 2022, le gelate e l’alluvione di maggio 2023; il vino ha perso in media il 12% per la peronospora, perdendo il primato mondiale sulla Francia; la zootecnia è in sofferenza, con un 2023 a -30% di produzione di carne bovina ed è minacciato dalla peste suina, che rischia di distruggere un comparto da 11 miliardi.
I listini dei cereali in caduta libera (-40%), il carrello della spesa è più pesante per l’inflazione ed evidenzia il divario tra i prezzi pagati agli agricoltori e quelli sugli scaffali dei supermercati. “Oggi un produttore” ha ricordato Fini “prende 35 centesimi per un kg di grano duro, mentre un pacco di pasta costa 2 euro, con +494% dal campo alla tavola”.
Nel settore caseario, all’allevatore vanno 52 centesimi al litro, ma il consumatore spende 1,80 euro (+246%). I pomodori passano da 1,13 euro al chilo all’origine a 3,73 euro al consumo (+230%); le mele da 50 centesimi a 2,43 euro al chilo (+386%); le pere da 1,64 a 3,55 euro al chilo (+116%). Non si salva la zucca di Halloween: da 65 centesimi a 2,76 euro (+325%).
“Il risultato” ha concluso la Cia “è un calo del 60% del reddito netto delle imprese agricole, che fanno sempre più fatica a coprire i costi di produzione in continua ascesa, con +16mila euro nell’ultimo anno per azienda. Senza agricoltura, il Made in Italy non può esistere e la sicurezza alimentare non ha garanzie. D’altra parte, senza reddito e cibo, la sovranità alimentare resta uno slogan”.
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