È stato proprio un incidente sul campo a strapparlo alle sue vigne, il 16 febbraio scorso, nei giorni in cui Montalcino celebrava l’Anteprima Benvenuto Brunello 2019. Una denominazione a cui Gianfranco Soldera, anima dell’azienda Case Basse di Montalcino, ha dedicato gli ultimi 40 anni della sua vita, impegnandosi per accrescerne la fama e il prestigio (anche quando dalla denominazione uscì, negli anni Duemila), imponendo i suoi vini sui mercati internazionali per la qualità del lavoro in vigna e in cantina (ma lui amava ripetere: “il vino si fa in vigna, non in cantina”), espressione più pura del sangiovese, in una viticoltura dove nulla è lasciato al caso, ma tutto parte dal rispetto per la natura.
Classe 1937, Soldera era nato a Treviso, poi, dopo gli inizi nel mondo della finanza a Milano, si era avvicinato alla viticoltura – suo nonno già produceva vino, in Veneto, e da piccolo Gianfranco aveva respirato l’atmosfera della campagna – con l’acquisto di un terreno abbandonato di cui aveva intuito le potenzialità nell’area sud ovest di Montalcino, all’inizio degli anni Settanta (la prima annata è datata 1975): con gli anni, e l’aiuto di sua moglie e i suoi figli, Case Basse sarebbe divenuta la tenuta che è oggi, quasi 25 ettari di terreno, di cui 7 di bosco per concertare un ecosistema favorevole alla maturazione dell’uva in un habitat incontaminato, che basta a se stesso.
Molto personale, e non sempre scevra da polemiche, la strada intrapresa: da subito sostenitore del vino naturale (“l’uomo deve rispettare la natura, perché la natura non sbaglia”; “io faccio vino naturale, se non è naturale non è vino”), il suo modo di pensare e vedere l’enologia è stato divisivo, proprio perché così identitario e poco incline a scendere a compromessi: “Vino è comunque e sempre soggettività“, ribadiva a proposito di una materia che lui codificava in quattro direzioni, armonia, eleganza, complessità e naturalità. Nel 2012, un attentato a opera di un ex dipendente disperse nelle fogne oltre 600 ettolitri di vino destinati a diventare riserva: 5 anni di lavoro sversati, e la decisione, maturata parallelamente alle indagini, di lasciare il Consorzio del Brunello, “per mancanza di feeling con chi lo guida” (Consorzio, che – appresa la notizia della sua scomparsa – ribadisce “la stima per un produttore che ha fortemente valorizzato l’immagine del Brunello nel mondo, contribuendo alla crescita della Denominazione”).
Grande sperimentatore, da anni intratteneva rapporti costanti con università e laboratori di ricerca (e molte sono le tesi di laurea che in passato hanno avuto come oggetto di studio il sistema Case Basse), tanto da istituire nel 2010 il Premio Internazionale Brunello di Montalcino Case Basse Soldera per valorizzare i giovani ricercatori del vino e “sollecitarne il lavoro su temi legati alla vitivinicultura naturale del vitigno Sangiovese“, che solo qualche giorno fa, a Roma, aveva visto Soldera protagonista della premiazione dell’ultima edizione bandita.
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