«Quattro righe con una firma illeggibile ma con un marchio ben evidente (Gnn Gedi News Network) e chiare parole». Il tutto per annunciare la fine di una collaborazione quasi quarantennale, quella tra il critico gastronomico Edoardo Raspelli e il gruppo Gedi, editore di Repubblica, La Stampa e di altre testate locali, oltre che del portale ilgusto.it. Dopo la dismissione di Espresso, di Focus, dei quotidiani veneti, arriva un altro passo nella ristrutturazione del Gruppo di Torino, annunciato dallo stesso Raspelli.
Edoardo Raspelli, 74 anni, è un decano della critica gastronomica, settore che ha contribuito a inventare. Nel 1969, aveva iniziato a scrivere sul Corriere della Sera di Giovanni Spadolini, poi era stato assunto al Corriere d’Informazione, dove si occupava di terrorismo e cronaca nera. La svolta nel 1975 quando su invito del direttore Cesare Lanza prese a scrivere una rubrica settimanale di stroncature di ristoranti Il faccino nero all’interno della prima pagina gastronomica di un quotidiano. Una cosa talmente insolita da procurargli complimenti e minacce da parte dei ristoratori.
Si narra che una volta ricevette una corona di fiori con su scritto: «Al nostro caro Edoardo». La risposta di Raspelli sulla rubrica successiva fu tagliente: «Volevo ringraziare chi mi ha mandato la corona di fiori ma anche rassicurarlo: la sua cucina è sicuramente fetente ma non mortale» Fu anche responsabile del Gambero Rosso quando era ancora un supplemento del quotidiano il manifesto e il fondatore del 1978 della Guida d’Italia dell’Espresso, che poi avrebbe curato come responsabile tra il 1996 ed il 2001
Era stato chiamato a collaborare da Franco Pierini su La Stampa il 24 gennaio 1985 e iniziò a scrivere una rubrica di ristoranti il 3 aprile del 1986. L’11 febbraio del 1996 il direttore Ezio Mauro affidò a Raspelli anche una rubrica dedicata agli alberghi, la prima in Italia.
«Sono stati anni bellissimi nei quali ho scritto con la più totale libertà ed ho avuto anche grandi soddisfazioni – ci dice amareggiato Raspelli -. La prima quando Alain Elkann mi fece una lunga intervista e mi dedicò una pagina intera sulla Stampa; un’altra soddisfazione quando Ferruccio De Bortoli, per due mandati direttore del Corriere della Sera, mi confidò che in entrambi i suoi quinquenni in via Solferino chiese due volte a Cesare Romiti di potermi riportare al Corriere. Per due volte Romiti gli diede la stessa risposta: che non si poteva portare via dalla Stampa il suo giornalista più letto».
Da qualche anno Raspelli lavora per la tv, dove ha condotto molte trasmissioni di successo, la più importante delle quali è stato Melaverde. Lui non molla e annuncia che le sue recensioni «continueranno ad apparire sul mio mensile digitale gratuito Raspellimagazine e nel cammeo della domenica mattina su RAI 3 nella trasmissione “O anche no” condotta da Paola Severini Melograni».
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