Si chiama varroa destructor ed è un acaro parassita che attacca le api, una delle maggiori minacce per la vita degli insetti, insieme ai pesticidi. Si attacca al corpo dell’ape, ne succhia l’emolinfa e la indebolisce: così agisce la varroa, oltre a trasmettere, nella maggior parte dei casi, agenti virali fatali. Più grande e diffusa è l’infestazione, più alto è il rischio della morte di un’intera colonia, solitamente attaccata tra la fine dell’autunno e l’inizio della primavera.
Se ne è parlato molto ultimamente, considerando il grave rischio di estinzione a cui le api sono esposte, un pericolo non solo per la biodiversità animale, ma per l’intero ecosistema, uomo compreso (fra i tanti motivi, l’importanza dell’impollinazione, responsabile di circa il 75% della produzione agricola necessaria per l’alimentazione).
E se i rischi sono tanti, altrettanti sono gli studi e le ricerche attualmente portate avanti in campo scientifico internazionale per trovare delle soluzioni ecologiche e sostenibili al problema. Una risposta positiva arriva dall’Italia, da Perugia per la precisione, grazie al lavoro della startup Convective Knowledge, un gruppo di sette fisici che ha escogitato un sistema per sconfiggere l’acaro.
È il plasma freddo, un gas ionizzato a temperatura ambiente che si distingue per avere le cariche positive separate da quelle negative, caratteristica che consente di uccidere i batteri senza rovinare i tessuti dell’animale attaccato. Quella del plasma a freddo, infatti, è una tecnologia utilizzata già in altri ambiti – industria alimentare e medicina estetica, per esempio – non per ultimo il settore dell’elettronica: proprio in questo campo, l’azienda inglese Dyson sta attualmente testando, insieme all’Università di Liverpool, l’utilizzo del plasma per la creazione di un sistema di filtraggio dell’aria in grado di uccidere acari e allergeni.
A questo studio si è ispirato il gruppo di ricerca perugino, che ha sperimentato il sistema posizionandolo sul telaio dell’alveare, in modo che le api fossero immerse completamente nel plasma, così che l’acaro potesse essere trattato solo una volta sopra l’insetto, e non dentro la larva.
Il progetto sta dando buoni risultati ma è ancora in fase sperimentale: la startup, infatti, è alla ricerca di partner con cui collaborare per poter potenziare e perfezionare questo sistema, e soprattutto con cui poter iniziare una fase di sperimentazioni più centrata, direttamente negli alveari.
a cura di Michela Becchi
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