
Non ha dubbi Gino Sorbillo, il pizzaiolo napoletano più social al mondo. «Questi nuovi dazi danno una botta vera al made in Italy di qualità», afferma senza nessun dubbio. E nella sua nuova pizzeria romana, alla stazione Termini, sforna per l’inaugurazione una bella Margherita con su scritto: No Dazi.
Sorbillo era ben conosciuto con le sue insegne in Usa. «Però con il Covid ho dovuto chiudere… non riuscivamo più ad andare avanti – confessa – Ma il mercato americano credo di conoscerlo bene. Vi assicuro che là girano una quantità enorme di cibi tarocchi, nel senso che imitano i prodotti italiani senza esserlo e con una qualità molto molto più bassa. Dal falso San Marzano alle false bufale, dalla finta farina di Napoli agli oli di oliva che suonano italiano senza esserlo. Ora, senza dubbio, queste produzioni avranno più forza. I prodotti made in Italy che si trovano sul mercato statunitense hanno già costi molto alti. Non perché siano cari all’origine, ma perché prima di arrivare al consumatore subiscono un vortice di ricarichi e di costi aggiuntivi. Credo che con i nuovi dazi sarà sempre più difficile contrastare il mercato dei falsi. E questo non fa sicuramente bene né alla reputazione né al business del made in Italy di qualità».
Il pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo con il figlio Salvatore
Come si può contrastare questa situazione? Magari rilanciando con uno sconto del 5 o del 10 per cento a chi acquista Oltreoceano? «Come sapete, io ho molti rapporti sia di amicizia sia commerciali con i produttori italiani di cibo di qualità, a partire dalle mozzarelle e dall’extravergine – spiega Sorbillo – So perfettamente come funzona il mercato e l’export. I margini che hanno i produttori seri sono talmente risicati che non credo proprio ci sia spazio per sconti. Calcolate che i trasporti internazionali costano davvero tantissimo e che poi seguire tutte le regole prescritte per lo stoccagio e la conservazione del cibo importato in Usa ha costi elevati. No, credo proprio che sia una vera batosta per il made in Italy questa storia dei dazi e difficilmente se restano tali sarà difficilissimo rialzare la testa a livello internazionale».
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