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Il nostro modo di mangiare è insostenibile: l'appello dell'ONU per salvare l'ambiente

Le Nazioni Unite hanno presentato in questi giorni un rapporto che esamina le nuove alternative agli alimenti convenzionali di origine animale. Il consiglio, infatti, è di cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo il cibo, a causa del suo crescente impatto sul cambiamento climatico

  • 11 Dicembre, 2023

Il nostro modello alimentare e di sostentamento proteico sta diventando insostenibile a livello ambientale e a farlo presente non è un’organizzazione ambientalista, ma l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel rapporto “What’s Cooking?” presentato a Dubai in occasione della Cop28 dall’UNEP (United Nations Environment Programme) si evidenziano le potenziali implicazioni ambientali, sanitarie, sociali e di benessere animale dell’adozione di nuove alternative alla carne e ai latticini, in particolare di nuovi prodotti a base vegetale, derivati dalla fermentazione e coltivati.

L’appello dell’ONU sul cibo che mangiamo

In base alle previsioni di aumento della popolazione e del consumo di carne pro capite, si prevede che l’attuale consumo di carne a livello globale aumenterà del 50% o più entro il 2050. I dati attuali però dovrebbero scoraggiarci a investire in questo tipo di produzioni dato che i prodotti animali (compresi mangimi, le emissioni dirette, il cambiamento di destinazione d’uso dei terreni e le catene di approvvigionamento) rappresentano quasi il 60% delle emissioni legate all’alimentazione. Più di 3/4 dei terreni agricoli del mondo sono occupati dalla produzione di prodotti animali.

In questo contesto bisogna considerare che oggi l’agricoltura animale, compresa la produzione di mangimi, contribuisca al 14,5-20% delle emissioni globali di gas serra causate dall’uomo, contribuendo così in modo significativo al cambiamento climatico. Si, perché gli allevamenti intensivi, al contrario di chi parla di tutela del patrimonio alimentare, implica una serie di danni come inquinamento diffuso dell’aria e dell’acqua, perdita della struttura del suolo e dei nutrienti, ma anche perdita di biodiversità terrestre, d’acqua dolce e costiera. Inoltre, alcuni sistemi di produzione zootecnica sono stati collegati a un aumento del rischio di malattie zoonotiche e sono associati a un aumento dell’uso di antibiotici. In tutto questo le preoccupazioni rilevate nel rapporto riguardano anche il benessere degli animali, dal momento che decine di miliardi di animali senzienti vengono allevati e macellati ogni anno.

La ricerca di alternative possibili

I prodotti di origine vegetale oggi forniscono già il 57% delle proteine che gli esseri umani consumano a livello globale. Al contrario della posizione espressa dal governo italiano con la legge contro l’agricoltura cellulare, si prevede che le nuove alternative forniranno un’ulteriore porzione significativa dell’offerta proteica globale entro i prossimi dieci o venti anni.

Il report sottolinea la necessità di un maggiore impegno da parte delle istituzioni nella produzione di proteine alternative, e di come sia importante che il mercato sia percepito come redditizio e affidabile. Per raggiungere questo obiettivo, l’UNEP invita i governi ad agire attraverso investimenti chiave, finanziando la ricerca, in particolare quella open-access, e favorendo la commercializzazione. Inoltre, si evidenzia l’importanza di sviluppare regolamenti trasparenti ed efficienti per facilitare l’ingresso tempestivo dei prodotti sul mercato, garantendo sicurezza e qualità. Il coordinamento globale è fondamentale, con i governi chiamati a collaborare su ricerca, sviluppo e regolamentazione per massimizzare gli sforzi e la condivisione delle risorse.

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