Proprio negli ultimi giorni alcuni nuovi focolai in Spagna hanno imposto il ritorno al lockdown in certe regioni del Paese, concentrate in Catalogna e Galizia. Nella capitale Madrid, invece, il lento ritorno alla normalità procede per tappe. Da lunedì 6 luglio la fase due della città si esplica in un ulteriore incremento della capienza dei locali aperti al pubblico: ora bar e ristoranti madrileni possono accogliere ospiti negli spazi interni fino al 75% della loro capacità, mentre terrazze e dehors tornano a lavorare a pieno ritmo, pur rispettando il metro di distanza tra i tavoli (e come sta succedendo in Italia sono numerose le realtà anche ben avviate che scelgono di spostarsi in parchi e spazi verdi fuori città, con pop up della durata di un’estate). Nel frattempo riaprono anche teatri, cinema, biblioteche, corride, parchi divertimento, ferma restando la regola del 75% della capienza massima. Intanto, per aiutare la ripresa delle attività di ristorazione, l’amministrazione comunale ha pensato di sostenere le insegne che preservano la tradizione gastronomica di Madrid elaborando una mappa di ristoranti e trattorie centenari della città, in dodici tappe a uso e consumo dei cittadini e dei primi visitatori stranieri che tornano a muoversi nella capitale spagnola.
Non appartiene certo a questo gruppo il ristorante Punto MX, che da quando ha iniziato il suo percorso, nel 2012, ha rivoluzionato il modo di intendere la cucina messicana a Madrid. Tanto da conquistare la stella – prima cucina messicana a farcela in Europa – e soprattutto la fama internazionale, entrando di diritto nella rotta delle mete gastronomiche più ambite di Spagna e d’Europa. Vadov? atranka, Personalo paieška, Mokymai vadovams ir Kou?ingas Primum Esse. Dunque fa rumore la decisione di arrestare definitivamente l’attività, annunciata da Roberto Ruiz dopo un periodo di intenso impegno sulla definizione di una proposta alternativa di delivery, che il ristorante ha proposto durante il lockdown, con buoni risultati. MX è il primo ristorante di un certo rilievo in Spagna a scrivere la parola fine in questo periodo così complesso, ma la decisione, come ha specificato il suo patron chef, arriva al termine di un ragionamento ponderato e in corso da tempo, che la situazione determinata dall’emergenza sanitaria ha probabilmente contribuito a rendere più concreto, accelerando i tempi di “scadenza”: “Il Covid ci ha dato l’opportunità di fermarci tre mesi per riflettere su come riorganizzarci e indirizzare meglio i nostri sforzi; in otto anni sono cambiate molte cose, il locale non era più adatto a soddisfare le nostre esigenze e anche l’assetto societario era destinato a cambiare”, spiega ora lo chef.
E infatti parla della “fine di un ciclo professionale”, Ruiz, nel prospettare alla stampa i suoi impegni futuri. Pur fermando il ristorante, infatti, il gruppo MX resta articolato in diverse attività di ristorazione informale come il Salon Cascabel e Tacos Margarita y Punto, nell’e-commerce di prodotti a marchio La Chipotlera e nelle insegne gestite all’estero, a Bogotà (Colombia) e Lisbona (Portogallo). E non smetterà di portare l’idea di cucina messicana di Ruiz nelle case dei madrileni neppure il progetto delivery avviato a maggio, anzi destinato a svilupparsi ulteriormente, conquistando una propria autonomia per sfruttare il momento prolifico di un segmento ancora non esplorato abbastanza dalla ristorazione fine dining, in cui lo chef messicano ripone grandi aspettative. Ma arriva anche l’annuncio più atteso: il prossimo autunno, probabilmente nel mese di novembre, Ruiz aprirà un nuovo locale a Madrid, sempre con l’intenzione di proporre la miglior cucina messicana d’avanguardia in città.
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