«Ciao, sono tornata» è la prima frase che ha pronunciato la giornalista Cecilia Sala liberata dal carcere di massima sicurezza di Evin, a Teheran in Iran, lo scorso 8 gennaio dopo essere stata detenuta per tre settimane dal 19 dicembre. Nella nuova puntata del suo podcast Stories intervistata da Mario Calabresi, direttore di Chora Media, racconta di essere: «Confusa e felicissima, mi devo riabituare, devo riposare». Le sono stati sottratti gli occhiali, non aveva dei cuscini o delle coperte per coprirsi, veniva interrogata quasi tutti i giorni e il suo tempo in quella prigione è stato infinito.
La vita nel carcere di Evin è stata dura, quando Calabresi le chiede cosa mangiava, Cecilia Sala, molto commossa dichiara: «La mia fortuna è che considero la cucina persiana favolosa ovviamente in carcere non è come fuori, ma mangiavo tanto riso, nel riso c’erano delle lenticchie, della carne, il problema non è stato mangiare, il problema è stato dormire». Fra le cose più difficili che ha dovuto sopportare, la giornalista racconta: «A un certo punto mi sono ritrovata a passare il tempo a contare i giorni, a contarmi le dita, a leggere gli ingredienti del pane che erano l’unica cosa in inglese».
Di come passava il suo tempo, Sala specifica: «Quando non hai nulla da fare non ti stanchi, non hai sonno, non dormi e già lì dentro un’ora sembra una settimana. La cosa che più volevo era un libro, la storia di un altro, un’altra storia in cui mi potessi immergere». E per questo motivo, racconta: «Ho chiesto il corano in inglese perché ho pensato che fosse l’unico libro in inglese che potessero avere dentro una prigione di massima sicurezza della Repubblica Islamica e non mi è stato dato per molti giorni». Le sono stati sottratti anche gli occhiali e lei spiega: «Ho detto che andava bene senza occhiali potevo mettermi il libro molto vicino agli occhi però per tanti giorni non è stato possibile».
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