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Niente carne coltivata in Europa: il piano proteico dell’Europa zoppica

Il Commissario europeo Hansen risponde alla richiesta di una strategia proteica, ma la risposta, un po' vaga, prende in considerazione solo le alternative vegetali

  • 03 Aprile, 2025

Una notizia buona e una cattiva. Quella buona è l’impegno da parte della Commissione europea di procedere verso una diversificazione proteica nel prossimo futuro, quella cattiva è che in questo processo non è coinvolta la carne coltivata e la relativa ricerca scientifica a essa collegata che a oggi rimane appesa al filo della sola richiesta di autorizzazione all’Efsa della francese Gourmey con il suo foie gras coltivato. Ma facciamo un passo indietro

La lettera delle europarlamentari ad Hansen

All’inizio di quest’anno, i membri del Parlamento europeo Anna Strolenberg e Sigrid Friis hanno scritto una lettera al Commissario per l’agricoltura Christophe Hansen invitandolo a sviluppare una strategia europea che puntasse a una diversificazione delle proteine. La lettera è stata sostenuta da un’ampia coalizione di europarlamentari di tutti i colori politici. Nella lettera le due eurodeputate hanno esortato la Commissione europea a sviluppare una strategia completa per supportare le proteine ??alternative, incluso un supporto mirato per aiutare gli agricoltori e gli attori della filiera ad aumentare la produzione di colture proteiche. Il documento presentava, inoltre, anche la richiesta di investimenti rafforzati nell’innovazione, per cercare di posizionare l’Ue come leader globale nello sviluppo sostenibile delle proteine.

La risposta del Commissario europeo per l’agricoltura

Dopo circa un paio di mesi è arrivata la risposta di Hansen nella quale indica che la Commissione si impegna a sviluppare un piano completo per affrontare le sfide proteiche dell’Europa. Il piano adotterà, a quanto si dice, un approccio olistico alla produzione e al consumo, articolando le azioni in tre passaggi: incremento della produzione interna di proteine ??vegetali, riduzione della dipendenza dai mangimi importati, promozione di soluzioni sostenibili e competitive lungo tutta la filiera agroalimentare. Il problema è che, se l’incremento e sostenibilità della produzione proteica sono argomenti imprescindibili per il futuro alimentare del Vecchio Continente, quello a cui si sta assistendo oggi è un susseguirsi di risposte vaghe che renderanno, anche su questo settore, l’Europa seconda rispetto agli altri attori globali. In un contesto di questo tipo la ricerca viene delegata esclusivamente all’iniziativa privata che, con molte difficoltà, deve articolarsi necessariamente tra attività di laboratorio, ma soprattutto di fundraising.

Meglio di niente

La risposta di Hansen però, seppur vaga, non era scontata e segna comunque un interessante nuovo punto di vista nell’approccio alla diversificazione proteica. A gennaio scorso, oltre 130 organizzazioni hanno scritto al Commissario chiedendogli di sviluppare un piano d’azione per gli alimenti a base vegetale entro il 2026. Un impegno che però non è mai stato preso formalmente, con la scusa che non sarebbe stato opportuno stabilire “dall’alto” quello che le persone dovrebbero mangiare. Per trovare una risposta chiara, o quantomeno ufficiale, sul tema delle proteine, bisogna andare con la memoria alla seconda metà del febbraio scorso quando la Commissione Europea presentò la sua visione per il futuro dell’agricoltura e dell’alimentazione. Un piano che non affronta il problema e non offre garanzie sul concetto di sostenibilità della produzione alimentare: non ci sono strategie per la riduzione del consumo di carne e latticini così come manca la riforma dell’Iva in modo tale che le aliquote vengano adeguate alla salubrità e alla sostenibilità degli alimenti.

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