
Se zucchero e sciroppo di glucosio non preoccupano, o per lo meno sappiamo tutti che ne andrebbe moderata l’assunzione – ma la Befana arriva solo una volta l’anno – che ne è del carbone vegetale?
Ve lo ricordate? C’è stato un tempo, qualche anno or sono, in cui il carbone vegetale andava di moda. Lo si trovata soprattutto negli impasti di pane, pizza e cornetti, ma c’era anche chi lo metteva nella pasta fresca. Oggi lo si trova meno ma è rimasto l’ingrediente caratterizzante del carbone della calza della Befana.
Sebbene tecnicamente sia realizzato con lo stesso materiale del carbone del barbecue, quello per uso alimentare viene spesso prodotto riscaldando i gusci di cocco a temperature estremamente elevate finché non vengono carbonizzati o completamente bruciati. La cenere risultante viene quindi trattata con vapore o aria calda a temperature altrettanto elevate per produrre una struttura porosa.
Fa bene o fa male? Va detto che grazie a questa struttura porosa favorisce l’assorbimento a livello intestinale di gas potenzialmente nocivi, ed è quindi indicato in casi di aerofagia e cattiva digestione. Solo che questi benefici sono presenti in un alimento che contiene 1 grammo di carbone vegetale o attivo per porzione quantificata. E tra l’altro l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1 g almeno 30 minuti prima del pasto e di 1 g subito dopo il pasto. Dunque, non è il caso del carbone della calza.
Va anche detto che questo colorante (E 153) può interferire con l’assorbimento di farmaci e altri integratori ed è stato oggetto di una valutazione dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sulla base dei rischi dovuti al processo di combustione incompleta del legno e alla formazione di sostanze pericolose come gli idrocarburi policiclici aromatici.
La valutazione all’epoca, era il 2012, diede esito positivo, nel senso che il carbone vegetale non desta preoccupazioni per la sicurezza: «Tale conclusione – scrive l’EFSA – si basa anche sulla lunga storia di utilizzo sicuro come sostanza medicinale e sulla consapevolezza che il carbone vegetale è una sostanza inerte che essenzialmente non viene assorbita dal tratto gastrointestinale dopo la somministrazione orale».
Di altro parere la Food and Drug Administration che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici negli Stati Uniti, che non ha dato l’approvazione all’ingrediente, ma non lo ha nemmeno esplicitamente vietato delegando alle aziende la verifica della sua effettiva sicurezza consultato “esperti qualificati”. Insomma l’ha inserito in una zona grigia, a dispetto del suo colore nero. Ad ogni modo tornando alla domanda iniziale, fa male? Ufficialmente no, il carbone vegetale è scagionato e la Befana può dormire sonni tranquilli.
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