
I ristoranti, i bar, le pizzerie, non sono solo luoghi dove mangiare, passare qualche ora sorseggiando vino, pagare il conto e andare via. Sono anche posti di riferimento per la vita di tutti i giorni, in cui nascono storie a volte così incredibili e curiose, tanto da rimanere nella memoria di un Paese. A New York, il Cafè La Fortuna è stato uno di questi. Espresso, dolci italiani, musica lirica in filodiffusione, un giardino accogliente e due clienti habitué, John Lennon e Yoko Ono hanno fatto la “fortuna”, per l’appunto, di un posto che ha chiuso ma che è rimasto nella storia della Grande Mela tanto da meritarsi una menzione nella cover story “Who Ate Where” pubblicata nella newsletter di Ney York Magazine e ripresa da GrubStreet.
La coppia di artisti era affezionata al posto, ci andava almeno due volte a settimana accomodandosi nel giardino sul retro. Come racconta Richard, figlio degli Urward (i genitori erano i proprietari del Cafè), John Lennon: «scriveva e disegnava sui tovaglioli e poi ordinava o una sfogliatella o dei cannoli». Cafè La Fortuna era gradito dai due perché sapevano che i clienti erano ormai abituati alla loro presenza, tanto da non disturbarli. Il posto era diventato così importante per John e Yoko che la foto di copertina del disco postumo “Nobody Told me”, uscito nel 1984, riprende la coppia proprio mentre è seduta al bar: Lennon intento ad accendere una sigaretta e Ono mentre la spegne nel portacenere. Sul tavolino due tazze di caffè e dei dolci. Quanto questo posto sia rimasto nella storia di New York lo documenta un episodio: il giorno della morte di John Lennon nel 1980, i due fecero colazione lì.
Il bar inaugurò nel 1976 nell’Upper West Side e come racconta Richard Urwand di quel giorno: «Abbiamo venduto un espresso e abbiamo guadagnato esattamente 85 centesimi». Eppure, le cose, poi, cominciarono a cambiare: il passaparola fece la sua parte tanto da arrivare fino alle persone giuste, Lennon e Ono che abitavano nei pressi del cafè. Purtroppo, il bar ha chiuso nel 2008 dopo vari passaggi di gestione. Ma quell’anno finì un’era con la morte della signora Alice Urward che creò scalpore nel quartiere, prima di tutto perché il bar era diventato realmente un locale di riferimento per i clienti abituali in cui trovavano calore e grande accoglienza, e poi perché il signor Vincent espose un cartello in vetrina: “Con lei è morto un pezzo di me”.
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