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I cibi a base di proteine vegetali si possono continuare a chiamare "salsicce" e "burger"

Secondo la Corte di giustizia europea è lecito utilizzare termini che ricordano prodotti a base animali per cibi con vegetali

  • 04 Ottobre, 2024

Si potrà continuare ad usare la parola salsiccia, bistecca, burger o polpetta anche per gli alimenti a base vegetale, nonostante la dizione definisca prodotti che contengono ingredienti animali. Lo ha stabilito una sentenza molto attesa della Corte di giustizia europea (Cgue) emanata a seguito della causa indetta dall’Association protéines france, l’Union vegetarienne européenne (evu), l’Association végétérienne de france (avf) e la Società beyond meat inc. I quattro enti attivi nel settore dei prodotti vegetali e vegani hanno contestato un decreto adottato dal governo francese (qui per saperne di più) che ha vietato l’utilizzo di nomi presi in prestito dal mondo animale per cibi vegetali. Un tema di cui si discute da tempo, anche tenendo conto della grande diffusione dei prodotti vegetali nei supermercati di tutta Europa, Italia compresa (qui trovate la nostra classifica dei migliori burger vegetali del supermercato).

Stop ai divieti

In sostanza, la sentenza impone a tutti gli Stati dell’Unione europea il divieto di bloccare – come ha fatto in passato la Francia – l’utilizzo di termini come “salsiccia” o “burger” per i prodotti fatti con vegetali o legumi. «Qualora non abbia adottato una denominazione legale, uno stato membro non può impedire, mediante un divieto generale ed astratto, ai produttori di alimenti a base di proteine vegetali di adempiere, mediante l’utilizzo di denominazioni usuali o di denominazioni descrittive, l’obbligo di indicare la denominazione di tali alimenti», ha precisato la Corte ue. Ciò premesso, «se un’autorità nazionale ritiene che le modalità concrete di vendita o di promozione di un prodotto alimentare inducano in errore il consumatore, essa potrà perseguire l’operatore del settore alimentare interessato e dimostrare che la presunzione di cui sopra è confutata».

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