È uno dei pochi strumenti con cui un consumatore possa tentare di districarsi nel caotico mondo della birra artigianale italiana. Si tratta della guida Birre d’Italia di Slow Food, la cui edizione 2025 è stata da poco presentata: è alla nona edizione; quando uscì per la prima volta, nel 2008, gli attori sulla scena erano circa 200; oggi ce ne sono più di mille e cercare di tenere le fila della situazione non è sempre facile, tra nuove aperture (ultimamente poche) e diverse chiusure.
Per dovere di cronaca diamo anche qualche numero relativo alla nuova pubblicazione: i birrifici recensiti sono 511 e le birre (e i sidri) 2.767. Per ciò che riguarda i premi invece le Chiocciole sono 49 (e vanno ai migliori birrifici) e le Eccellenze 101 (premio a quei produttori che esprimono un’elevata qualità media su tutta la gamma). Compare anche un nuovo riconoscimento, il Premio Filiera che va a quei birrifici (43) che si dedicano anche alla produzione diretta delle materie prime, un premio che è un po’ il segno di una tendenza in atto nel nostro Paese e su cui il settore sta puntando per cercare di valorizzare sempre di più il legame tra artigiani e territorio.
Ma oltre alla parte dedicata ai prodotti, ce n’è un’altra altrettanto importante, quella relativa ai locali presso i quali è possibile bere birre artigianali (non solo italiane) spillate, servite e valorizzate al meglio. Si tratta di una vera e propria “guida nella guida” con liste non solo di pub e beershop, ma anche di bar, pizzerie, ristoranti e osterie che offrono una selezione brassicola di tutto rispetto: sono ben 785.
Ora, è facile essere i più bravi di tutti quando si è gli unici a fare qualcosa; altre guide strutturate come questa di Slow effettivamente non ci sono: va da sé che Birre d’Italia sia la migliore.
Ma le cose non stanno proprio così, perché la realtà è che questa pubblicazione è valida di per sé: Eugenio Signoroni e Luca Giaccone, i curatori, supportati da una fitta rete di collaboratori che fungono da occhio attento sui territori, sono riusciti anno dopo anno a costruire una solida impalcatura critica del movimento, riuscendo a raccontarne le coordinate, seguendone i cambiamenti, cercando di fornire uno strumento utile e soprattutto comprensibile tanto agli appassionati quanto ai semplici curiosi. Si può essere d’accordo o meno sui premiati (quando esce una guida, qualsiasi guida, è del tutto normale ricevere critiche su questo aspetto: noi lo sappiamo bene!), ma ciò su cui tutti possiamo concordare è che un lavoro così non può che fare bene a un movimento che, in questo periodo, vive una piccola (speriamo passeggera) fase di stanca. Viva Birre d’Italia, viva la birra artigianale!
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La più autorevole guida del settore dell’enologia italiana giunge quest’anno alla sua 37sima edizione. Vini d’Italia è il risultato del lavoro di uno straordinario gruppo di degustatori, oltre sessanta, che hanno percorso il Paese in lungo e in largo per selezionare solo i migliori: oltre 25.000 vini recensiti prodotti da 2647 cantine. Indirizzi e contatti, ma anche dimensioni aziendali (ettari vitati e bottiglie prodotte), tipo di viticoltura (convenzionale, biologica, e biodinamica o naturale), informazioni per visitare e acquistare direttamente in azienda, sono solo alcune delle indicazioni che s’intrecciano con le storie dei territori, dei vini, degli stili e dei vignaioli. Ogni etichetta è corredata dall’indicazione del prezzo medio in enoteca, delle fasce di prezzo, e da un giudizio qualitativo che si basa sull’ormai famoso sistema iconografico del Gambero Rosso: da uno fino agli ambiti Tre Bicchieri, simbolo di eccellenza della produzione enologica. che quest’anno sono 498.
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