Tra sacchetti di plastica, pellicole in PVC e vaschette di alluminio, le nostre case sono pericolosamente piene di involucri sintetici per la conservazione degli alimenti. Un problema da non sottovalutare, visto l’impatto negativo dei rifiuti industriali sull’ecosistema e la tendenza degli italiani a confondere quelli biodegradabili con quelli compostabili, come sottolineano il Consorzio Italiano Compostatori e Corepla: sembra, infatti, che negli ultimi due anni gli errori legati alle procedure di smaltimento abbiano generato un costo aggiuntivo compreso fra i 90 e i 120 milioni di euro. Per questo, le aziende e gli studiosi particolarmente sensibili alle tematiche ambientali stanno lavorando allo sviluppo di materiali alternativi, composti da sostanze 100% naturali. E, fra i packaging ecologici freschi di sperimentazione (come il nuovo cartone per la pizza di Innovapack), inizia a fare la sua comparsa anche qualche imballaggio artigianale realizzato con i prodotti tipici del territorio. È il caso di Beeopak, un tessuto biologico per rallentare il deperimento dei cibi ideato dalla violinista e imprenditrice olandese Clarien van de Coevering con il marito Aldo Geuna in Piemonte.
A Clarien, da sempre impegnata nella tutela dell’ambiente, l’ispirazione è venuta dopo aver appreso l’esistenza di prodotti analoghi in altri paesi del mondo. “Durante l’estate 2018 mi è capitato fra le mani un panno per avvolgere i cibi in sostituzione dei classici sacchetti monouso e ho scoperto che all’estero se ne trovano diverse tipologie. Poi, facendo delle ricerche più approfondite, mi sono resa conto di come quei prototipi avessero dei margini di miglioramento significativi, e ho pensato: ‘Perché non provare a creare un involucro di alta qualità con materie prime italiane? In fondo siamo a Torino, una città storicamente legata alla manifattura dei tessuti’. Naturalmente, dall’idea all’atto pratico è passato parecchio tempo: oltre a studiare la composizione dell’oggetto, dovevo anche effettuare dei test per verificare che proteggesse gli alimenti dalle contaminazioni batteriche”. Ad aiutarla nell’operazione, suo cognato, chimico presso l’Università Fontys di Eindhoven, e il marito, responsabile della logistica e dello sviluppo aziendale. “Grazie a loro, il mio metodo intuitivo ha dato i suoi frutti e siamo riusciti a brevettare una pellicola in cotone biologico certificata Moca”. Dunque, come si produce Beeopak?
Il confezionamento inizia dalla tramatura, affidata a una storica azienda tessile piemontese e studiata ad hoc per consentire alle fibre di cotone di assorbire tre sostanze naturali -la cera d’api, l’olio di Nocciola Tonda Gentile del Piemonte IGP e la resina di pino- che a contatto con il materiale lo rivestono di una “seconda pelle” dall’azione protettiva sui cibi. “Ogni componente ha il suo ruolo: se la cera favorisce la conservazione per via del suo effetto traspirante e antibatterico, l’olio e la resina rendono il panno adesivo, in modo che possa adattarsi a qualsiasi tipo di prodotto“. E, per non lasciare nulla al caso, le materie prime utilizzate provengono tutte da piccole aziende biologiche del territorio. “La filiera corta ci consente di verificare che ogni singola impresa operi nel rispetto dell’ambiente, dall’apicoltura, dove i prelievi di cera non alterano mai gli equilibri dell’alveare, alla ditta incaricata della stampa, in cui è vietato l’uso di metalli pesanti e tossici“. Nel laboratorio torinese gestito da Clarien, poi, il tessuto già filato e stampato viene tagliato, incerato, decorato e rifinito con tecniche artigianali per eliminare eventuali impurità prima dell’imbustamento.
“La mia soddisfazione più grande è quella di aver creato un involucro lavabile e riutilizzabile, che si mantiene in perfette condizioni per oltre un anno“, racconta Clarien. “E poi, può essere adoperato in mille modi diversi: non solo per conservare i prodotti freschi come il pane e coprire i recipienti in cui vengono inseriti gli avanzi della tavola, ma anche per congelare gli alimenti e favorire la lievitazione degli impasti; l’importante è tenerlo lontano da fonti di calore, perché in tal caso il rivestimento in cera si scioglie facilmente“. Del resto, parliamo di un prodotto fatto interamente a mano (e con un impatto ecologico pari a zero). Altri vantaggi? “Grazie ai test condotti presso l’Università di Eindhoven, sappiamo che Beeopak ostacola la penetrazione di ossigeno e umidità nei cibi, prolungando naturalmente la loro shelf-life“. Oltre a rappresentare una valida alternativa alla plastica, quindi, il “panno magico” di cera d’api riduce pure gli sprechi. “D’altronde, la risposta ai problemi ambientali passa sempre per lo studio della natura“, conclude Clarien. “Dovremmo rifletterci un po’ più spesso“.
Beeopak – Via Bonzanigo 5- 10144 Torino (TO)- www.beeopak.com
a cura di Lucia Facchini
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