Alga nori, mandorle, foglie di oro alimentare 24 carati: sono alcuni degli “ingredienti” utilizzati per realizzare la prima batteria ricaricabile edibile al mondo, inserita dalla rivista Time tra le invenzioni migliori del 2023. A produrla è stato l’Istituto italiano di tecnologia. La batteria, al momento, riesce a ricaricare piccoli dispositivi come i Led, ma in futuro potrà aiutare a “monitorare la nostra salute”, alimentando pillole intelligenti, ha detto al Messaggero l’ingegnere Mario Caironi, a capo del team che ha creato il primo accumulatore commestibile.
L’intera batteria è prodotta attraverso scarti alimentari: il cuore è costituito da due molecole attive, la riboflavina, ricavata dalle mandorle, e la coercitina, che si estrae dal cappero. Entrambe sono in grado di “trattenere la carica e scambiarla col dispositivo”, spiega Caironi, ma non riescono a condurre la carica. Per questo sono state immerse all’interno del carbone vegetale “che ha queste capacità conduttive”. Con le molecole, mischiate al carbone, viene realizzato un inchiostro, che viene applicato su un elettrodo conduttivo, fatto di una foglia di oro alimentare 24 carati. Di quelle che si usano anche in pasticceria o sulle pizze. Per mettere in contatto i due poli, viene usata come liquido conduttore dell’acqua mischiata con sale acido. I poli vengono poi separati per evitare il cortocircuito con dell’alga nori. La stessa che si utilizza per il sushi. Ultimo “ingrediente”: la cera d’api, con cui si realizza l’involucro della batteria.
Oggi la batteria riesce a ricaricare piccoli dispositivi, ma un giorno potrebbe alimentare pillole “intelligenti” per tenere sotto controllo più facilmente il nostro stato di salute: “In futuro potremmo usarle per monitorare parametri corporei, come la temperatura, certificare la corretta somministrazione di una terapia o il funzionamento della digestione”, spiega Caironi, che conclude: “Sarebbe un valore aggiunto alla diagnosi di oggi, molto più invasiva”. Alla fine del suo utilizzo, la pillola viene digerita come un qualsiasi altro alimento.
La ricerca è ancora in corso e proseguirà nei prossimi anni, ma “stiamo già avviando i primi contatti con aziende potenzialmente interessate a un percorso di sviluppo”, sottolinea il capo del team che ha ideato la batteria edibile. A partire dal 2030 è ragionevole ipotizzare che ci saranno i primi prodotti in commercio con la nostra batteria”.
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