Dopo l’invenzione di macchinari per friggere patatine e cuocere biscotti nello spazio, una ricercatrice statunitense dell’università di Harvard ha recentemente trovato il modo di cuocere la pasta all’interno delle stazioni spaziali. L’obiettivo della dottoressa Larissa Zhou è stato quello di superare il consumo di prodotti liofilizzati da parte degli astronauti progettando una macchina che permettesse la cottura dei cibi. In sostanza una sorta di bollitore spaziale con cui poter cuocere pasta o altri cibi. I contenuti di questa ambiziosa ricerca sono spiegati nella sua tesi “Cooking in Space: Food Systems and Technologies for Long-Duration Space Travel”.
La dottoressa Zhou ha scelto di lavorare su un “fornello ad acqua per la microgravità” perché i cereali – una fonte eccellente e conservabile di proteine e carboidrati – solitamente richiedono la bollitura. Bollire il cibo nello spazio, però, non è affatto cosa semplice. Sulla Terra, la gravità mantiene l’acqua sul fondo della pentola. In microgravità, invece, mantenere l’acqua contenuta nella pentola in modo che non galleggi via è un grosso problema. Ma le molecole d’acqua sono anche attratte l’una dall’altra e da qualsiasi superficie che toccano; quando l’acqua è priva di peso, l’azione capillare e la tensione superficiale possono avere un’influenza molto maggiore sul mantenimento dell’acqua in un’area all’interno della pentola. Ed è qui che entra in ballo l’invenzione di Zhou che con il suo H0tp0t, questo il nome del macchinario, sfrutta queste forze per intrappolare l’acqua nell’angolo più stretto della caldaia grazie alla sua forma a cuneo.
La futuristica pentola assomiglia a una fetta di torta alta ribaltata sulla punta e fatta con alluminio e pyrex. Un altro problema riguarda l’ebollizione stessa. Sulla Terra, la convezione guidata dal galleggiamento, in cui l’acqua più fredda e densa scende sotto il liquido più caldo, si basa sulla gravità per distribuire il calore in modo uniforme e rimuovere le bolle dalla superficie. Nello spazio, questo non accade. L’acqua in ebollizione forma invece bolle più grandi che si muovono in modo irregolare, con il rischio di una cattiva cottura dei cibi. Pertanto, il cibo non è mai stato cotto per ebollizione nello spazio. Nell’hotpot, invece, gli elementi riscaldanti sono avvitati all’esterno del guscio di alluminio per riscaldare un’ampia superficie della pentola, riducendo così la necessità di una convezione guidata dalla gravità per riscaldare l’acqua in modo uniforme. Il coperchio metallico del recipiente è inoltre dotato di una valvola a pressione per il rilascio del vapore.
La sicurezza di base degli astronauti e il successo della missione sono sempre le massime priorità, molti ricercatori hanno sempre considerato i comfort culinari nello spazio come superficiali. Ma Zhou e un gruppo di altri scienziati dell’alimentazione insistono sul fatto che il loro lavoro è essenziale per la salute fisica e mentale degli astronauti, soprattutto nelle missioni più lunghe. Ariel Ekblaw, fondatrice dell’Iniziativa per l’esplorazione spaziale del Mit e amministratrice delegata dell’Aurelia Institute, che si occupa di ricerche sui futuri habitat spaziali, afferma che è giunto il momento di “pensare a una vita nello spazio che sia tanto di prosperare nello spazio quanto di sopravvivere”. Per dimostrare questa visione di una vita spaziale più confortevole, l’Aurelia Institute sta costruendo un finto habitat spaziale chiamato padiglione Tesserae, che sarà inaugurato all’inizio di agosto a Boston e successivamente esposto a Seattle. Nel pianificare il progetto, Ekblaw e un collega hanno intervistato quasi due dozzine di astronauti, i quali hanno spesso fatto presente come il fatto di cucinare e l’avere cibo più gustoso avrebbe migliorato il loro benessere. Per questo motivo, nella cucina dell’habitat sperimentale sarà appeso un H0tp0t.
La dottoressa Zhou vuole comunque continuare a sviluppare hotpot. L’obiettivo è di provare ad adattarlo al sistema di cottura sottovuoto a bassa temperatura. In questo modo la pentola rimane più pulita e l’acqua bollente può essere riutilizzata. Zhou è anche alla ricerca di modi in cui la sua tecnologia possa essere utile sulla Terra immaginando un sistema che permetta alle persone un modo per cucinare il cibo durante i disastri, ma insiste nel voler fare attenzione a non forzare un’applicazione umanitaria che non sia veramente utile. «Il sogno sarebbe quello di sviluppare una tecnologia per lo spazio parallelamente a quella per le applicazioni terrestri», ha dichiarato la ricercatrice.
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