Nonostante l’evolversi della società e i numerosi cambiamenti anche nelle tendenze gastronomiche, alcuni piatti continuano ad essere un simbolo della cucina più autentica di Napoli, quella popolare, che riusciva a trasformare ingredienti umili e scarti in piatti gustosi e appaganti.
O’ bror e purp, un tempo cucinato nei vicoli di Napoli in pentoloni improvvisati, è stato uno dei cibi di strada più amati dai partenopei. Ha antichissime origini, che risalgono alla tradizione greca. La presenza di questa preparazione, a Napoli, è documentata fin dal XIV secolo: Giovanni Boccaccio, che dei suoi anni napoletani ha lasciato molte testimonianze, racconta in una lettera del 1339 di come il brodo di polpo venisse cucinato tradizionalmente per le donne che avevano appena partorito.
Anche Matilde Serao, nel suo libro Il Ventre di Napoli, del 1890, narra che in città era possibile comprare il polpo cucinato nell’acqua di mare e condito con peperoncino forte, con pochi soldi, preparato e venduto per strada da donne munite di fuocherelli e piccole pignatte
Oggi a Napoli la preparazione è passata dalle strade ai tavoli di trattorie e ristoranti e si possono trovare ancora alcuni locali (e qualche chiosco) nei quali poter assaggiare il corroborante brodo di polpo, preparato secondo tradizione. Come nei dintorni di Porta Capuana, storico centro della cucina popolare di mare, dove la tradizione del brodo di polpo ha le sue origini. La zona era piena di carrettini, il brodo veniva servito bollente, in una tazza da cui spuntava un tentacolo di polpo, detto, in dialetto, “ranfetella“. Per accompagnare, un pezzo di pane biscottato da inzuppare nel brodo.
Una delle occasioni in cui la antica tradizione rivive ogni anno è la notte tra 5 e 6 gennaio, per la Befana, soprattutto in zona piazza Mercato, dove stazionano ambulanti e bancarelle per preparare le calze ai bambini. Le strade che circondano la piazza si riempiono di venditori de o bror e purp, che ripropongono questa pietanza corroborante, calda e saporita, in bicchieri monouso e con la solita “ranfetella” in bella vista. Grazie a questa ricorrenza il brodo di polpo rivive e racconta, ancora, per un giorno all’anno, la Napoli di una volta.
A cura di Federica Capuano, Master in Comunicazione Multimediale dell’Enogastronomia – Università degli Studi Suor Orsola Benincasa (Napoli) in convenzione con Gambero Rosso Academy.
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