Sicuramente i sassi non sono edibili, nella tradizione gastronomica orientale però esiste il suodiu, che vuol dire “succhia e scarta”. La pratica prevede quella di succhiare i sassi di mare, assumere le sostanze che si sprigionano dalla “rosolatura” in padella e poi sputarli senza masticare. La pratica risale a centinaia di anni fa quando i barcaioli cinesi, non avendo più scorte, provavano a saziarsi con i minerali succhiati dalle pietre del mare.
Questa tradizione oltre che in Cina ha radici anche in Italia. Peppe Guida, infatti, cucina con i sassi di mare da quando era ragazzo. Nel racconto di questo video che ha spopolato su Facebook e Youtube, lo chef ci ripropone la ricetta degli spaghetti con pomodorini e sassi di mare.
Il piatto veniva proposto quando, dopo una giornata a pescare con gli amici, si tornava a casa con il bottino vuoto, la consolazione allora era prepararsi un piatto di pasta con pomodorini, aglio, olio e i sassi di mare che danno sapidità al piatto. Bastava poi toglierli dalla padella e il gioco era fatto.
Il segreto sta nello scegliere le pietre perfette che devono essere ricoperte di piccole alghe. I sassi, dunque, si sostituiscono al pesce o ai frutti di mare come cozze o vongole. La pasta viene risottata direttamente nel sughetto di acqua di mare e pomodorini. Ovviamente, non va aggiunto del sale che si prende naturalmente dai sassi.
Chi è un aficionado di Edoardo De Filippo non può ricordare gli spaghetti con le vongole fujute, ossia senza vongole, menzionate nel suo libro “Si cucine cumme vogl’i’…” (Dante & Descartes, 2015) nel quale racconta che donna Concetta, non avendo molti ingredienti in casa, decise di preparare una ricetta veloce con:
Pare che il piatto inserito nel libro con una storia di finzione, sia nato in realtà da un’idea di De Filippo che, alla fine di uno spettacolo preso dai morsi della fame e con scarsi ingredienti in casa, preparò un piatto di pasta con pomodorini, aglio, olio e molto prezzemolo.
Quando, il giorno dopo, raccontò a sua sorella cosa avesse mangiato, disse: “Spaghetti con le vongole fujute” e cioè scappate. La grande quantità di prezzemolo lasciava solo immaginare che quello potesse essere un piatto di mare, proprio perché è tradizione abbondare di questa erbetta nei piatti di mare. E da lì la cucina napoletana inserì, molto probabilmente, questo piatto nei suoi ricettari aggiungendoci, poi, i sassi di mare.
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