8 Ago 2017 / 15:08

Il cioccolato toscano Amedei torna italiano. Ferrarelle lo rileva dai cinesi

Nel 2015 i cinesi avevano comprato il 75% della società, nata nel 1990 per iniziativa della maitre chocolatier Cecilia Tessieri, tra le poche donne specialiste del settore. In quasi 30 anni la piccola azienda ha garantito qualità nella selezione e lavorazione del cacao; ora punta a crescere, sotto l’egida di Ferrarelle. 

Il cioccolato toscano Amedei torna italiano. Ferrarelle lo rileva dai cinesi

Nel 2015 i cinesi avevano comprato il 75% della società, nata nel 1990 per iniziativa della maitre chocolatier Cecilia Tessieri, tra le poche donne specialiste del settore. In quasi 30 anni la piccola azienda ha garantito qualità nella selezione e lavorazione del cacao; ora punta a crescere, sotto l’egida di Ferrarelle. 

Amedei è di nuovo italiano

La buona notizia è che il cioccolato Amedei, da oggi, è di nuovo italiano. Ed è l’interessamento di Ferrarelle a segnare un’inversione di tendenza rispetto al processo che negli ultimi anni ha visto sempre più aziende dell’industria alimentare made in Italy affidarsi a grandi proprietà e capitali stranieri per crescere all’estero. Nel 2015 la stessa sorte era toccata pure al cioccolato di Pontedera, quando il marchio nato nel 1990 per iniziativa della famiglia Tessieri era passato di mano a un fondo cinese con base a Singapore, l’Octopus Europe Limited, che aveva acquisito fondi per il 75% della società. La discesa di Ferrarelle in campo, invece, riunisce la società nelle mani di un unico soggetto – il celebre brand dell’acqua campana, riportato a sua volta in Italia nel 2005, con l’acquisizione da Danone – rilevando non solo le quote cinesi, ma pure buona parte di quelle finora rimaste appannaggio di Cecilia Tessieri, fondatrice di Amedei e lei stessa maitre chocolatier, che mantiene un simbolico 1% della proprietà. Questo soprattutto per dare un segnale chiaro all’esterno: la qualità del cioccolato Amedeinon si tocca, e Cecilia Tessieri resterà in azienda a garanzia di continuità.

La crescita con Ferrarelle

Dal canto suo, Ferrarelle si è detta intenzionata a riportare in auge una realtà che, pur fiore all’occhiello dell’industria cioccolatiera italiana, negli ultimi anni ha visto una contrazione del fatturato, stabilizzando i suoi ricavi sui 3 milioni di euro. Ora invece il gruppo, che oggi impiega 30 dipendenti, potrebbe incrementare la propria capacità industriale con un riposizionamento più efficace nel canale horeca – per alberghi e ristorazione – ma soprattutto con nuovo slancio verso mercati alternativi. E un’internazionalizzazione più efficace del marchio è un altro traguardo possibile, dal momento che attualmente Amedei già esporta il 40% della sua produzione. Il presidente di Ferrarelle, Carlo Pontecorvo, parla di una sfida che “aggiungerà valore nel rispetto della tradizione”, applicando però quelle strategie commerciali che hanno portato l’acqua campana a farsi conoscere in Italia e nel mondo. E ora l’auspicio è che davvero un marchio di così grande prestigio nel comparto del cioccolato italiano – nel 2005 e 2006, per due anni consecutivi ha portato a casa il riconoscimento di cioccolato migliore del mondo assegnato a Londra - possa incentivare il suo giro d’affari senza perdere in qualità.

Un polo del made in Italy di qualità

Il progetto di Pontecorvo, come trapela dalle prime indiscrezioni, potrebbe portare Ferrarelle ad acquisire in futuro una serie di brand blasonati dell’alimentare italiano, così da farsi cassa di risonanza di piccole aziende con prodotti di qualità, che assicurino margini di crescita nel medio termine, se incentivate da investimenti importanti. Una sorta di scouting cui ci hanno abituato i grandi colossi dell’industria straniera, che invece nell’ottica di Pontecorvo finirebbe per dar vita a un polo del made in Italy attento a qualità e marchio. E qualcuno ricorda che Ferrarelle, dal 2011, ha creato quella Masseria delle Sorgenti che oggi produce miele, olio extravergine, nocciole su 160 ettari di terreno all’interno del Parco Sorgenti Ferrarelle, a Riardo, destinandoli alla vendita online. Insomma, la campagna acquisti potrebbe essere appena cominciata.

 

a cura di Livia Montagnoli

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