11 Nov 2017 / 17:11

Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. A che punto è l'Italia?

Italian sounding, export, cultura e tradizioni. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è l'occasione per riflettere su quale posizione occupano la cucina, il cibo e il vino italiani all'estero.

Settimana  della Cucina Italiana nel Mondo. A che punto è l'Italia?

Italian sounding, export, cultura e tradizioni. La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è l'occasione per riflettere su quale posizione occupano la cucina, il cibo e il vino italiani all'estero.

La seconda Settimana della Cucina Italiana nel Mondo (dal 20 al 26 novembre) mette a fuoco alcuni temi chiave che, insieme all'aspetto più edonistico dell'appuntamento, sono gli obiettivi di questo lavoro di sinergia tra istituzioni (i Ministeri diAffari Esteri, Beni Culturali, Politiche Agricole), Ice (Istituto Commercio Estero) Enit (Agenzia Nazionale del Turismo), università, ambasciate, associazioni varie, tra cui gli Ambasciatori del Gusto che – dice Cristina Bowerman – ha spinto perché ci fosse, anno dopo anno, un tema unico su cui lavorare e un lavoro di comunicazione sui social network in grado di coinvolgere, collegare e raggiungere quante più persone in ogni angolo del mondo.

Mentre si scaldano i motori dell'evento diffuso – oltre 1000 appuntamenti enogastronomici in 100 paesi del mondo sul tema dell'associazione di cibo e vino di qualità - si fa il punto dello stato dell'arte dell'agroalimentare italiano e della sua posizione nello scacchiere globale, con la conferma dell'obiettivo – lanciato durante Expo 2015 – di portare l'export di settore a 50 miliardi di euro entro il 2020. “Obiettivo alla nostra portata” dice il Ministro Angelino Alfano nell'introduzione alla giornata di presentazione “visto che a oggi siamo quasi a 40 miliardi, su un valore complessivo di 132 miliardi di euro per l'intero comparto”. Un ottimismo condiviso anche da Luigi Pio Scordamaglia di Federalimentari che porta un dato rilevante: negli ultimi 10 anni la crescita media del settore è stata circa del 7% l'anno. E aggiunge che l'obiettivo non si può raggiungere aumentando la quantità di prodotto venduto fuori dall'Italia - per sua natura di quantità contenute e qualità alta - ma ampliare il numero di aziende che esportano con interventi e investimenti a sostegno della presenza nei mercati stranieri.

 

Gli obiettivi della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo

Diversi gli obiettivi che convergono nella SCIM: la comunicazione del prodotto italiano, la sua tutela dalle contraffazioni, la spinta a posizionare meglio i nostri prodotti sugli scaffali internazionali, il sostegno alle due candidature Unesco, quella della pizza napoletana che verrà valutata tra poche settimane, e quella dei paesaggi delle colline del Prosecco e Valdobbiadene (“un esempio positivo della presenza dell'uomo sul territorio” dichiara Innocente Nardi del Consorzio di Tutela “in modo non solo conservativo ma evolutivo, che rappresenta una sostenibilità economica e ambientale”), per la quale occorrerà attendere il prossimo anno, la crescita della sicurezza alimentare e un migliore uso del territorio. Tutte cose raggiungibili grazie a un lavoro di quella che il Ministro degli Esteri chiama “diplomazia economica” che passa anche dal piatto che si porta in tavola. “Dietro un piatto e un prodotto c'è un territorio e un metodo di produzione” ribadisce Andrea Olivero del Mipaaf che pone l'attenzione anche sulle denominazioni di origine, sul sostegno alle aree terremotate (anche loro con una importante tradizione agroalimentare), sullo stile di vita che il nostro cibo sottende, sulla cultura della condivisione che ci rappresenta, “per un'Italia vista non solo come paese del bello, ma anche come paese del bello condiviso”. Un aspetto che ha un legame stretto con la convivialità e lo stare in tavola. E che ha un enorme potere attrattivo dal punto di vista turistico, tanto che il progetto del 2018 del Ministero dei Beni Culturali, riguarderà proprio il turismo gastronomico, come ricorda Debora Bianchi.

 

Comunicazione ed export: due punti chiave

Alla comunicazione sta lavorando l'Ice, con prodotti multimediali, quali – per esempio – il video che racconta come oltre ai canonici 4 elementi – aria, acqua, terra, fuoco – in Italia se ne possa individuare un quinto, fatto dalla connessione dell'uomo con la sua storia e il suo saper fare elaborato nel tempo, con la natura e i suoi frutti migliori. Una connessione che dà vita all'eccezionale patrimonio agroalimentare italiano che trova un ambasciatore d'elezione nella cucina. Ma l'Ice è in prima linea anche per la lotta contro il fenomeno dell'italian sounding che ha un impatto economico e di immagine pesantissimo per il nostro paese. “il modo più efficace per combatterlo” dice Michele Scannavini di Ice “è aumentare la presenza dei nostri prodotti, quelli autentici”, per questo racconta di un impegno a sostegno dell'export delle imprese italiane, anche quelle medie o piccole che da sole non avrebbero la forza di essere presenti suoi mercati stranieri con attività promozionali, accordi con la catena di grande distribuzione Walmart e altre operazioni: un investimento di 10 milioni di euro il cui ritorno è stato valutato in 100 milioni.

 

Il ruolo centrale del vino

Riporta al ruolo del nostro territorio nella storia dell'evoluzione e della diffusione del vino sin dai tempi antichi Roberto Miravalle del master in Gestione del Sistema Vitivinicolo dell'Università di Milano, a creare un fil rouge con la sessione della giornata in cui si ragiona su come il vino possa essere da veicolo per il territorio italiano, magari collegandolo ai siti Unesco, suggerisce Vincenzo De Luca del Maeci, sottolineando come l'enorme crescita del settore vitivinicolo negli ultimi 20 anni ha portato, come conseguenza diretta, una riscoperta non solo di vitigni ma anche dei loro territori, diventando un fondamentale volano turistico. Il vino, insomma ha un ruolo centrale, anche come apripista di alcuni mercati stranieri, suggerisce Luca Bianchi (Mipaaf) – che ricorda anche la strategia adottata in Cina con l'accordo con il gigante dell'e-commerce Alibaba - così come possono esserlo le varie denominazioni di origine, perché certificano non solo la qualità dei prodotti, ma anche quella del processo produttivo e di un saper fare tutto italiano, ma anche del territorio da cui provengono. Puntare su questi significa sostenere l'Italia all'estero. Anche se è proprio la varietà, anche delle denominazioni, a rendere il vino italiano più difficile da comunicare, replica Antonello Maietta dell'Associazione Italiana Sommelier, che ricorda la specificità del lavoro dell'associazione negli anni proprio per far conoscere la caratteristica polifonia ampelografica nostrana.

Al pari di quanto abbiano fatto, in oltre 30 anni, le guide Vini d'Italia che, ricorda Paolo Cuccia, presidente del Gambero Rosso, sono ormai tradotte in inglese, tedesco, cinese e giapponese. Uno strumento attraverso il quale le nostre migliori cantine vengono conosciute all'estero, cui si aggiungono i molti eventi di degustazione e promozione (circa 50 in 30 paesi) che permettono agli operatori di mezzo mondo di conoscere e testare direttamente i nostri prodotti. Non solo. Il vino, si diceva, fa da pioniere per l'ingresso del made in Italy agroalimentare in molti mercati, ma molto fanno anche i nostri ristoranti sparsi nel mondo: sono loro a far conoscere i nostri prodotti, sono loro a educare i consumatori, un ruolo fondamentale che parte dell'estero e arriva nei territori in cui si producono le nostre tipicità. A questi locali fondamentali per il sistema Italia, abbiamo dedicato una guida digitale, Top Italian Restaurant LINK che seleziona e valuta i migliori ristoranti italiani nel mondo. Ma Cuccia va oltre sollevando il tema, ancora mai toccato, della formazione, suggerendo come l'internazionalizzazione delle nostre aziende debba passare anche per una formazione degli imprenditori italiani che sappia spingerli in modo più consapevole verso i mercati stranieri.

 

Tutela dell'agroalimentare e ricchezza dei territori

Gaetano Esposito di Assocamere estero sottolinea come uno degli obiettivi sia creare anche all'estero consumatori più educati e consapevoli, un obiettivo da raggiungere con un lavoro certosino sul territorio e sui canali social, ma non solo, perché un quarto degli eventi di questa settimana della cucina italiana nel mondo fa capo alle 50 Camere di Commercio all'estero. Tra i prossimi obiettivi, una serata della pizza italiana, con degustazioni e masterclass, per far conoscere agli operatori stranieri, l'autentica pizza tricolore che, come spiega Alfonso Pecoraro Scanio, più che uno stereotipo italiano, è un archetipo, con la sua capacità di veicolare i più grandi prodotti tricolori, a partire da mozzarella e pomodoro. Un archetipo italiano, dice, ma che non deve essere ad appannaggio solo degli italiani, ma deve essere diffuso anche all'estero, “vogliamo che tutto il mondo venga in Italia a conoscere e imparare a fare la vera pizza”. Perché la pizza, e con essa tutta la cucina, è il vettore di valori culturali e agroalimentari (testimonianza ne sia anche il fatto che il famoso ricettario di Pellegrino Artusi ha avuto un ruolo nell'alfabetizzazione degli emigranti nei che hanno appreso lingua e tradizioni attraverso quel volume, sottolinea Giordano Conti di Casa Artusi), così l'artigiano che porta in tavola il piatto, è solo l'ultimo tassello di una lunga filiera che nasce nella terra e si conclude con il consumatore. Su questa responsabilità dei cuochi richiama Salvatore Bruno della Federazione Italiana Cuochi.

Settimana della Cucina Italiana nel mondo | dal 20 al 26 novembre 2017 | www.fic.it/news/tutte-le-news/181-ii-settimana-della-cucina-italiana-nel-mondo

 

a cura di Antonella De Santis

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