La Borgogna rimane tutt’oggi il territorio di elezione per il pinot nero, ma il vitigno ha attecchito anche fuori dalla Francia, com’è noto. Limitandoci all’Europa, lo troviamo per esempio in Italia – dov ne esistono due tipologie: una adatta ad essere vinificata in bianco, l’altra perfetta per dare origine a un vino rosso -, è di casa da tempo in alcune regioni del nord, tra le quali l’Oltrepò Pavese fa la parte del leone, essendo la terza area al mondo quanto a superfice vitata di pinot nero.

Seguono, poi, il Trentino e l’Alto Adige, ma non mancano sperimentazioni lungo tutto lo Stivale (ne abbiamo individuati anche in Toscana, in Umbria e perfino in Sicilia) proprio per il motivo che citavamo all’inizio: il pinot nero rimane, e rimarrà sempre, una sfida che ogni vignaiolo vorrebbe provare. Qui ci concentriamo su un’etichetta molto interessante, della Doc Valle d’Aosta, che abbiamo premiato per il miglior rapporto qualità prezzo regionale sulla guida BereBene 2026 del Gambero Rosso. Viene prodotta da Cave des Onze Communes, la più grande cantina cooperativa della regione.
Il prestigio del pinot nero, oltre che dalle caratteristiche intrinseche, deriva anche dal lungo percorso che quest’uva si trascina sulle spalle. Perché se è vero che nell’antichità spesso le uve erano chiamate con altri nomi, alcuni storici comunque non hanno dubbi sul fatto che il vigneto citato in un documento del 312 d.C. redatto dai cittadini della città di Autun, in quella che è l’attuale Côte de Nuits, in Borgogna, fosse proprio un vigneto di pinot nero, già a quei tempi famoso in tutto il territorio circostante per l’elevata qualità dei vini che riusciva a produrre.
Saranno poi i monasteri benedettini, nel Medioevo, a selezionare e diffondere il vitigno; e sarà sempre per opera dei monaci che il pinot nero, incrociato con altre varietà, anche spontaneamente, diverrà capostipite di una lunga lista di vitigni, molti dei quali tuttora coltivati (per esempio lo chardonnay). Tra le caratteristiche principali del pinot nero, si riscontra anche la grande variabilità: esistono infatti oltre cinquanta diverse tipologie di pinot, alcune delle quali molto conosciute perché utilizzate spesso nella produzione vinicola di diverse zone del mondo, Italia compresa: tre esempi su tutti, pinot bianco, pinot meunier e pinot grigio.

La Cave des Onze Communes, nata nel 1990, è in assoluto la più grande realtà cooperativa della Valle d’Aosta con i suoi 170 soci, che coltivano quasi 70 ettari vitati, la cantina imbottiglia oggi più del 25% dell’intera produzione Doc della regione. Dopo anni di lavoro, il ringiovanimento ai vertici ha impresso una svolta qualitativa con nuovi e stimolati progetti.
I migliori vini della cantina si dividono in tre linee: alla Coin Noble, interamente dedicata all’Horeca, appartiene l’ottimo Pinot Nero ’23 che abbiamo premiato per il miglior rapporto qualità prezzo regionale, che potete trovare in enoteca e negli shop on line a meno di 20 euro. Elegante nell’intreccio di frutti e fiori rossi e spezie, molto fine nell’estrazione del tannino e nella gestione del sapore.
Le altre due linee della cantina sono Le Chevaliers, con vini provenienti da singoli appezzamenti, e Miniera, che comprende etichette affinate in vasche di granito del Monte Bianco e, dopo l’imbottigliamento, per un anno nelle più alte miniere di magnetite d’Europa. Tra gli altri vini prodotti dalla cantina segnaliamo La Petite Arvine Miniera ’21, che abbina alle note olfattive di mandarino e pietra focaia una decisa sensazione gustativa acido-salata e il Fumin Les Chevaliers ’21, che dopo 36 mesi di sosta in tonneau da 500 litri, mostra potenza e pienezza, sinonimi di longevità.
Foto di apertura: https://www.facebook.com/caveonzecommunes/
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