Era il 1999 quando Michele Perillo decise di smettere i panni dell'operaio e di vestire quelli del vigneron, puntando tutto sulla piccola proprietà di famiglia. Subito questa piccola cantina iniziò a far parlare di sé, diventando punto di riferimento della zona di Castelfranci e Montemarano. L'argilla chiara e il calcare, le raggiere centenarie, il clone di aglianico "coda di cavallo" sono gli ingredienti per la produzione di Taurasi austeri e longevi, bisognosi di grandi invecchiamenti prima dell'uscita in commercio. Ma in quest'avventura Michele oggi non è solo: ad affiancarlo ci sono i figli Felice, enologo, e Nicola, agronomo. È la prima volta che assaggiamo l'Irpinia Aglianico dell'azienda, un 2019 caldo e succoso. Ma ovviamente è al Taurasi '13 che abbiamo rivolto le nostre attenzioni. Humus, sottobosco, resine, cioccolato fondente, tabacco da pipa: sono queste le sfumature del tempo che si fanno decifrare nel calice. Il segreto ancora da comprendere è come un vino presentato a più di dieci anni riesca ad essere ancora così vivo in bocca. Non sapremo mai la risposta ma siamo più che felici di prenderne atto.