I due Montepulciano d’Abruzzo presi in esame questa settimana, i soli emersi alle aste in questo difficile momento, sono realizzati in due province della regione, quelle di Teramo e Pescara, che hanno caratteristiche ambientali diverse. E a produrli sono due imprese famigliari di differente struttura: quella di Emidio Pepe è un agriturismo, mentre Francesco Paolo Valentini è al timone di un’azienda agricola. Eppure sono due vini molto simili tra loro perché entrambi i produttori non utilizzano prodotti chimici, né in vigna né in cantina anche negli anni e nelle condizioni più difficili e non si avvalgono di lieviti selezionati per innescare la fermentazione dei loro mosti, che diventano vini per fermentazione spontanea. A differenziarli, semmai, è che di fatto i vini di Pepe sono biodinamici e quelli di Valentini biologici.
Acquirenti profondamente diversi
A sorpresa, profondamente differenti sono, invece e in concreto, i loro acquirenti: mediamente le dieci annate di Montepulciano d’Abruzzo firmate Emidio Pepe, che compaiono in tabella, sono state pagate 213,75 euro la bottiglia, mentre i sei millesimi di Valentini non sono andati oltre i 136,80 euro. Rispetto al 2023, però, il prezzo medio delle bottiglie di Emidio Pepe ha subito un ribasso.
L'analisi delle quotazioni
Il calo non è elevato, sfiora il 5 per cento, ed è perfettamente in linea con quello che hanno subito alle aste quasi tutti i vini bianchi importanti. Non è in linea, però, con le quotazioni dei Montepulciano targati Valentini che, al contrario, sono aumentate. E non di poco: qualcosina in più del 15 per cento.