«I dazi possono distruggere l’Europa»: l’allarme di Riccardo Illy

2 Apr 2025, 12:03 | a cura di
Per Riccardo Illy, la nuova ondata di dazi imposta da Trump è «una manovra stupida» che rischia di destabilizzare l’economia globale e mettere a repentaglio l’unità europea

Riccardo Illy non cerca giri di parole: «I dazi sono una scelta insensata. E se non si farà marcia indietro, il rischio concreto è la fine dell’Europa». Imprenditore di lungo corso, ex presidente del Friuli Venezia Giulia e oggi alla guida del Polo del Gusto – la holding che riunisce marchi d’eccellenza del made in Italy come Domori, Pintaudi e Agrimontana – commenta con preoccupazione la nuova stretta protezionistica annunciata da Donald Trump. Una mossa che tocca da vicino il gruppo: l’amministratrice delegata di Illycaffè, Cristina Scocchia, ha dichiarato: «Facciamo scouting, facciamo un lavoro di valutazione per capire se una parte di quanto vendiamo sul mercato Usa può essere prodotto lì, negli Stati Uniti. Speriamo non sia necessario» ma «siamo tutti con il fiato sospeso per sapere se arriveranno dazi sul caffè».

Una tassa mascherata da liberazione

Riccardo Illy - nell'intervista rilasciata a Huffpost - smonta con semplicità l’equazione trumpeggiante secondo cui i dazi dovrebbero liberare l’economia americana. In realtà, spiega, si tratta solo di un artificio: Trump promette di ridurre le tasse ai cittadini finanziandosi con i dazi, che sono però a tutti gli effetti un’imposta. «È una partita di giro: il cittadino paga meno da un lato e più dall’altro, senza alcun reale beneficio», osserva. Il vero problema è che queste misure aumentano l’incertezza globale, con gravi ricadute su investimenti, mercati e consumi. L'imprenditore fa notare come l’economia americana si regga su un delicato equilibrio tra merci, servizi e flussi finanziari. L’attivo nella bilancia dei servizi e la centralità del dollaro nei mercati globali compensano il disavanzo nella bilancia delle merci. Ma Trump, con le sue azioni unilaterali, rischia di far saltare questo meccanismo: se il mondo inizia a dubitare della stabilità degli USA, anche il dollaro può perdere centralità. E in quel caso, l’economia globale vacilla. A peggiorare il quadro, secondo Illy, è l’erosione della democrazia americana: «Trump mette a rischio l’indipendenza della magistratura e dei media. Una cosa inaudita, di cui si parla troppo poco».

Le imprese? Possono solo limitare i danni

Per le imprese, le contromisure sono poche e imperfette. «Un dazio del 25% non si ammortizza», dice Illy. «Si può aumentare la produttività, limare i margini, ma non basta». Alcune grandi aziende possono pensare di delocalizzare, come ha fatto il pastificio Rana producendo direttamente negli Stati Uniti. Ma si tratta di una strategia costosa e a lungo termine, non alla portata di tutti, e resa complicata anche dal contesto: «Trump annuncia deportazioni di massa, ma allora chi lavorerà nelle fabbriche?». Se gli Stati Uniti diventano un mercato troppo rischioso, resta l’ipotesi di diversificare. Il Polo del Gusto, spiega Illy, è attivo da anni in Cina, ma anche lì le ambiguità della politica internazionale – come la vicinanza a Mosca – limitano l’affidabilità del mercato. Sud America e Africa sono due regioni con grande potenziale, ma frenate da barriere doganali altissime: «In Brasile – racconta – prima paghi il dazio, poi l’accisa sul dazio, poi l’IVA su entrambi. Il prodotto diventa invendibile».

Controdazi o diplomazia?

L’Europa, intanto, si interroga su come reagire. La Commissione sembra orientata a rispondere con contromisure. Illy è più cauto: «Meglio proporre un accordo di libero scambio. Se si arriva a misure simmetriche, bisognerebbe colpire i servizi, soprattutto i colossi del web. Non sono dazi, sono tasse, ma l’effetto può essere analogo». Il vero pericolo, secondo lui, è un altro: l’eventualità che Trump introduca dazi selettivi, premiando Paesi «amici» – come l’Italia di Meloni – e penalizzando gli altri. «Sarebbe la fine dell’Unione Europea», avverte. «Il nostro sistema si regge sul mercato unico e sulla moneta comune. Se ogni Stato comincia a trattare separatamente, è il caos. E gli Stati Uniti lo sanno bene: più siamo divisi, più diventiamo deboli».

La grande occasione dell’Europa

Ma in questa crisi Illy vede anche un’opportunità: «L’Europa potrebbe approfittarne per rilanciare il proprio ruolo nel mondo come modello democratico e garante della stabilità economica. Se il dollaro perde centralità, chi è pronto a raccoglierne l’eredità? L’euro potrebbe farlo, ma serve più integrazione politica e una visione comune. È l’occasione per recuperare il tempo perduto».

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