C’è una novità nel panorama del fine dining torinese. È un apertura compiuta in sordina, senza annunci e comunicati stampa, con la consueta riservatezza piemontese. Si tratta di Mammà - Isola di Capri, il ristorante dello chef Raffaele Amitrano che in patria aveva 1 Stella Michelin e, nella sua prima vita, una consulenza d'eccezione: quella di Gennaro Esposito. Ma andiamo per ordine.
Mammà arriva a Torino
Siamo negli spazi di Snodo alle OGR, le Officine Grandi Riparazioni, uno luogo particolare per Torino. Uno scenario post-industriale – erano le officine dove venivano prodotti e riparati i treni, lasciate in abbandono e rinate in occasione dell'anniversario dell’Unità d’Italia. Spazi grandiosi, che accostano “cattedrali” di mattoni, oggi sede di mostre ed eventi, installazioni d’arte contemporanea e gastronomia: social table, caffetteria-cocktail bar, un grande dehors. E ora anche il ristorante gourmet Mammà, in versione torinese e tassello di un più ampio progetto a cura del gruppo Manfredi Fine Hotels Collection che comprenderà altri interventi in tutta l'area.
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La storia di Mammà
Era il giugno del 2013 quando il cuoco della Torre del Saracino di Vico Equense annunciava il raddoppio sull'isola con un format ideato in collaborazione con Goffredo e Leonardo Ceglia Manfredi del succitato gruppo di cui fanno parte anche l'hotel Punta Tragara di Capri e l'Aroma di Roma, oltre al Mammà di - fino al 2023 - di Capri. Allora Esposito affidò la cucina a Salvatore La Ragione, suo storico secondo, impostando una proposta dall'appeal internazionale ma improntata sui sapori comfort della cucina campana e caprese, quelli di "mammà", appunto. Lo fece là dove una volta c'era lo storico "Gemma", proprio in piazzetta, sfruttando altresì l'antico forno a legna ancora funzionante per affiancare alla cucina la parte della pizzeria, e ottenendo a novembre dello stesso anno il macaron della Rossa. Poi, un lustro più tardi, la separazione tra i due partner, Esposito e La Ragione, e l'inaugurazione di un nuovo corso (in continuità col passato) che ha visto Salvatore camminare da solo fino al passaggio di testimone a Raffaele Amitrano, l'attuale executive.
Chi è Raffaele Amitrano
46 anni, originario di Napoli ma cresciuto a Massa Lubrense, compie una lunga gavetta prima di approdare nel 2021 da Mammà. Comincia a lavorare a 17 anni e si forma in posti importanti, tra Napoli, Roma e Capri stessa: Taverna del Capitano a Nerano, Parco dei Principi a Sorrento, L'Approdo a Capri, L'Hostaria dell'Orso a Roma. Oggi, nel 2024, il trasferimento al Nord. Dopo mesi di lavoro sottotraccia, si è insediato stabilmente nelle cucine delle OGR e ha messo la sua firma a questo progetto gastronomico che sarà presentato ufficialmente a settembre - si dice - e dove si sfrutterà l'estate per eventuali aggiustamenti del tiro. La sostanza del menu comunque è definita, e rientra perfettamente nella definizione di quella nuova anima che Snodo ricerca fin dall’inizio (si sono avvicendati negli anni diversi chef e altrettanti tagli, dal fine dining a format più easy). Bella occasione per Torino che come è noto accoglierà l’edizione 2025 di The World’s 50 Best e punta sempre di più a ritagliarsi un posto di riguardo nel panorama gastronomico internazionale.
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Il Gruppo Manfredi
Il cambiamento di passo alle OGR è iniziato con l’acquisizione del settore ristorazione da parte del Gruppo Manfredi Hotels. Di proprietà dei conti Goffredo e Leonardo Ceglia Manfredi, Manfredi Fine Hotels Collection vanta un portfolio di hotel e ristoranti d’eccellenza in location esclusive, nel segno di bellezza, italianità, stile. E se questo trasloco dall'isola al Piemonte può suonare un po' audace, a giudicare dai rumors e dalle considerazioni di chi ha già fatto la prova d'assaggio pare che Amitrano, al lavoro da mesi per mettere a punto il tutto, sembra aver già fatto centro. Una formula gourmet che non si limita a importare qualche ricetta, quindi, ma vede impegnato personalmente lo chef con il presumibile obiettivo - secondo lo stile del gruppo Manfredi - di ottenere di nuovo la stella.
Cosa si mangia da Mammà - Isola di Capri a Torino
Nel menu compaiono intriganti commistioni con le tradizioni piemontesi: la caprese con crudo di gamberi rossi e tartufo nero, la tagliatella di seppia con sedano, cremoso di mandorla e limone salato, l’immancabile battuta di Fassona con salsa tonnata, nocciole e colatura di pomodoro, l’uovo cotto a 65°con parmigiano e asparagi. Non mancano primi del Sud col tocco d'autore e rielaborazioni più contestualizzate: la pasta e patate con ricciola affumicata, polpo e ricci di mare e le linguine aglio, olio e peperoncino con tartare di tonno e alghe accanto ai rigatoni con ragù di coniglio al finocchietto e al risotto - non poteva mancare a queste latitudini - però "alla Nerano", con zucchine e Provolone del Monaco. Ci sono inoltre il rombo con spinaci e salsa alla mugnaia, il baccalà alle erbe, con passatina di fagioli di Controne e peperone crusco, l’agnello con melanzane alla scapece, pappa al pomodoro e aria alla menta, o il maialino Nero Casertano, mela annurca e riduzione al cioccolato fondente. Stesso mood ai dolci: Cassis, caprese al bunet, cioccolato e vaniglia, con l’iconico bunet torinese, ma pure "bufala, fragole e basilico". Il tocco di Mediterraneo che mancava sulle sponde del Po.