"Masterchef? È un talent show, non impari a cucinare. Tutti pensano di voler fare gli influencer". Intervista a Giusina in cucina

2 Apr 2025, 11:02 | a cura di
Giusi Battaglia, volto popolare di Giusina in cucina e Giusina on the road, autrice di libri sulla cucina siciliana, si prepara al prossimo programma, Sagre d'Italia, e al quinto libro

Una self made woman che con orgoglio rivendica la gavetta di giornalista precaria e che oggi si stupisce ancora per il successo, frutto un po' del caso, ma non solo. Giusi Battaglia, nota a tutti come Giusina in cucina, il programma che conduce su Food Network dal 2020, è amata dal pubblico per la sua semplicità e autenticità nel raccontare il cibo attraverso le ricette e le storie. Con la Sicilia nel cuore, quattro libri pubblicati, uno in arrivo, tre programmi televisivi, annuncia un nuovo format: Sagre d’Italia. Spera in un ritorno alla cucina delle radici e a una comunicazione meno urlata. Milanese di adozione, a casa sua non manca mai il pane fatto in casa e lo sfincione. Per celebrare Milano e Palermo, le sue due patrie, sceglie il risotto con il limone di Siracusa e formaggio caciocavallo.

Giusi Battaglia, lei si occupava di comunicazione e uffici stampa.

Se non ci fosse stata la pandemia forse oggi non sarei dove sono. Mi stupisco ancora come tutto questo sia accaduto a me che ho sempre preparato e portato i miei clienti in televisione. Sembra il frutto di un caso e di una fortuna straordinaria: è bastata una foto sui social. Certo, vengo dal mondo della comunicazione e conosco i meccanismi ma credo che a fare breccia sia stata la mia spontaneità e autenticità, semplicità nel comunicare e nel proporre le ricette. E poi perché quando ho iniziato non c’era ancora nessun programma sulla cucina siciliana. Dieci anni fa ho debuttato nei social per gioco con #giusinaincucina ma oggi tutto questo è un lavoro. Ammetto che uno dei miei sogni nel cassetto era quello di fare l’autrice televisiva e quell’incontro  mi ha cambiato la vita.

Non solo ricette. Il cibo per lei è un mezzo per raccontare la storia e le persone. Il suo racconto sulla Sicilia è ricco di aneddoti e storie.

Studio, ricerco, leggo. Scelgo le ricette sulla base del racconto, della storia ma anche della materia prima che spesso, soprattutto in Sicilia, si rivela fonte di storia, mito e leggenda. Come è successo con il Pollo alla nissena, a cui ho dedicato una puntata dopo aver scoperto la storia dell’allevamento della gallina con le corna di Caltanissetta. O la Pasta con l’anciova, detta anche a milanisa, chiamata così perché gli immigrati che andavano al nord si portavano in valigia il concentrato e le acciughe per cucinare questa pasta durante le feste. Io mi affeziono alle storie e spero che faccia lo stesso anche lo spettatore. Raccontare il cibo attraverso le storie significa far emozionare chi le ascolta.

Cosa è per lei il cibo?

Il cibo è fonte di felicità, amore, passione, memoria e futuro. Sono triste quando non posso mangiare o cucinare. Ma il cibo è anche parte della mia storia familiare. Mio nonno era macellaio e mio padre aveva un bar a Cerda, in provincia di Palermo. Sono partita dal ricettario di mia madre che è infinito. I suoi appunti sono stati importanti per il mio programma e per il mio libro. Lo sfincione palermitano è la mia madeleine e il rito dello sfincione si perpetua ancora oggi a casa mia a Milano.

Da quando lei è andata via come è cambiato il mondo della ristorazione in Sicilia?

I cambiamenti sono stati significativi. La Sicilia ha due anime: l’anima del fine dining, dalla grande ricercatezza e l’anima tradizionale che anche i grandi chef siciliani non hanno mai perso di vista. Io penso che le ricette della cucina siciliana non si esauriranno perché la varietà è immensa e lo stesso piatto si declina in mille ricette diverse che mutano di paese in paese. Oggi c’è un grande interesse per la Sicilia anche grazie al cibo che ha indotto molta curiosità, perché il cibo è capace di raccontare le storie e di affascinare. Se la Sicilia avesse in tutti i campi la stessa forza e passione che mostra nel mondo del cibo saremmo i padroni del mondo. La forza della Sicilia, che Milano non ha, è quella delle piccole botteghe che ancora oggi resistono.

Ma il fine dining è davvero in crisi?

Non credo, il fine dining è un’esperienza diversa e unica da quella tradizionale. C’è, per fortuna, un grande ritorno alla cucina delle radici, alle materie prime e spero un ritorno al cibo sano e genuino perché ci siamo massificati. Auspico un ritorno alla materia prima e meno autoreferenzialità. La crisi è nella comunicazione urlata del cibo. C’è bisogno di semplicità e immediatezza.

Masterchef e i social sono i primi imputati di questa comunicazione urlata?

Non condanno Masterchef. È un talent show dove non impari a cucinare, non è un tutorial. Non vedo un lato negativo se non il fatto che tutti pensano di poter fare tutto con facilità e di voler fare gli influencer. I social sono un nervo un po’ scoperto, c’è troppo focus sul loro uso, generano falsi miti e speranze. La vita reale è altro. Il rischio è che si pensi che i social possano cambiare la vita, ma se un giorno queste piattaforme dovessero spegnersi alcune persone sparirebbero come profili. Io ho fatto un percorso al contrario: dalla tv ai social. Non sono un influencer. Rispetto tutti ma il cibo merita rispetto perché è una cosa seria. Fare cibo è una grande responsabilità, un atto serio.


Si definisce con orgoglio una self made woman. Se non avesse lasciato la Sicilia, cosa farebbe oggi?

Sono andata via perché come tanti miei conterranei non avevo un lavoro solido. Quando Ficarra e Picone mi proposero di occuparmi dell’ufficio stampa, ho deciso di trasferirmi a Milano. Dico con orgoglio che nessuno mi ha regalato niente, ho lavorato come giornalista precaria per anni, ho fatto la mia gavetta come tani. Lavorare come ufficio stampa al primo film di Ficarra e Picone è stata la svolta. Andarmene dalla mia terra era, ad un certo punto, inevitabile.

Cosa non manca mai nella sua cucina e quale ricetta mette insieme la Sicilia, terra natale, e Milano, città di adozione?

Non manca mai il pane fatto in casa da me. Milano e la Sicilia si incontrano a tavola con il risotto con il limone di Siracusa e formaggio caciocavallo.

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