16 Mag 2017 / 18:05

Emergenza maltempo. Duro colpo all'annata 2017, ma per molti territori si spera in una ripresa

a cura di

Un primo monitoraggio Assoenologi in tutto lo stivale dopo la gelata del 18-21 aprile parla di conseguenze molto gravi sul piano produttivo. Il presidente Cotarella: “Evento eccezionale, effetto dei cambiamenti climatici”. Ecco la mappa dei danni regione per regione

Emergenza maltempo. Duro colpo all'annata 2017, ma per molti territori si spera in una ripresa

Un primo monitoraggio Assoenologi in tutto lo stivale dopo la gelata del 18-21 aprile parla di conseguenze molto gravi sul piano produttivo. Il presidente Cotarella: “Evento eccezionale, effetto dei cambiamenti climatici”. Ecco la mappa dei danni regione per regione

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L'Italia dovrà molto probabilmente mettere da parte l'idea che l'annata 2017 possa essere di quelle da ricordare. O meglio, lo sarà di sicuro, ma per l'inaspettata gelata verificatasi tra martedì 18 e venerdì 21 aprile che, per la prima volta dopo molti anni, e in modo particolarmente anomalo, ha interessato la maggior parte delle regioni italiane. In poche si sono salvate dagli effetti di un freddo invernale piombato sul vigneto italiano dopo un periodo di temperature miti come quelle di marzo. L'Assoenologi ha attivato da subito le sezioni territoriali, effettuando una ricognizione negli ultiimi giorni di aprile, dalla quale è emerso un quadro molto preoccupante per la viticoltura nazionale.

 

Un fenomeno di dimensioni europee

Nessuna stima complessiva in termini numerici, ma il bollettino provvisorio stilato dall'associazione presieduta da Riccardo Cotarella parla di “conseguenze sul piano produttivo molto gravi”, evidenziando l'unicità del fenomeno, che ha avuto dimensione europea, dal momento che anche Francia, Spagna e Inghilterra sono state colpite: “Molto raramente” nota Assoenologi “si associano gli effetti di un raffreddamento dovuto allo spostamento di grandi masse fredde dall'Artico, con quelli della perdita di calore dal suolo per irradiamento e, in molti casi, per la caduta di aria fredda lungo le pendici verso le zone più basse”.

Il gelo, e in alcuni casi la grandine, hanno colpito in un momento favorevole al germogliamento delle viti, specialmente nei terreni a fondovalle e pianeggianti, ma anche nei nuovi impianti, particolarmente sensibili. Una fase cruciale per la vite che è stata di fatto interrotta. Preoccupa la situazione in alcuni distretti viticoli particolarmente vocati all'esportazione, come le aree più basse del Prosecco. Gli interventi agronomici per il recupero della produzione dell'annata in corso si prospettano “molto aleatori e potranno essere valutati solo dopo la risposta delle piante, tra qualche settimana. È opportuno invece” spiega Cotarella “che le scelte dei viticoltori si orientino verso il ripristino della struttura produttiva per la prossima annata”.

 

Il parere dell'esperto

Una gelata mai vista quella del 2017. Non una “brinata” convenzionale, ben diversa da quella storica del 1985, quando le viti furono danneggiate dalle basse temperature dopo un'abbondante nevicata. “Questa è stata caratterizzata da venti gelidi che hanno colpito a fasce”, afferma Flavia Zenari, coordinatrice del gruppo fitopatologico dell'area della Doc Soave. Come reagirà la vite a questo stress? “È una pianta generosa. Quando sente il freddo si ferma e fornisce degli impulsi a quattro tipi di gemme: le dormienti, di controcchio, di corona e latenti. Ha bisogno di vivere, fare fotosintesi, sviluppare le foglie”. Cosa accade allora? “Dopo alcune settimane dalla gelata si rimette in moto. Nascono nuove gemme, che danno grappoli più piccoli di quelli danneggiati, perché frutto di una seconda fase. Ma la pianta non è compromessa. E si potranno sviluppare i tralci per il prossimo anno. Non sarà, certo, un'annata al 100% ma possiamo avere una buona annata”.

Cosa non bisogna fare dopo una gelata del genere? “È importante non fare potature, non concimare, attendere che crescano le foglie e solo in quel momento usare un po' di concime fogliare. In generale a circa 20 giorni dalla gelata si capisce se avremo nuovi frutti. Ovviamente, proprio per questo, la pianta andrà seguita con più attenzione mediante trattamenti di difesa contro le fitopatie, oidio e peronospora”.

 

Ecco il quadro a livello regionale

 

 

Piemonte

Il 5-8% degli ettari di vite risultano colpiti in questa regione, con una perdita media stimata del 3-5%. In particolare, a Gavi è stato colpito il 10-15% degli ettari con danni dal 5% al 100% con una perdita media complessiva del 7-10% della produzione. A Nizza Monferrato, Agliano e Mombaruzzo (zona Barbera d'Asti) il freddo ha colpito anche in collina, con stime per l'8-10% della produzione. A Barbaresco, la grandine ha colpito Neive il 16 aprile ma per il Nebbiolo non ci sono grandi problemi; la sezione Piemonte di Assoenologi prevede un calo del 5-7% della produzione e segnala gelate a macchia di leopardo in zona Barolo.

 

Lombardia

La Franciacorta è stata colpita in modo sensibile, con un interessamento per il 40-50% dei germogli dei tre vitigni principali soprattutto in pianura. Il lago ha limitato i danni nelle aree del Lugana e della Doc Garda: 10-12%. Limitati i problemi in Valcalepio; in Oltrepò il 20% dei germogli ha subito il calo termico, con percentuali del 90-95% nelle vallate. La Valtellina ha subito pochissimi danni, solo in vigneti situati in zone poco soleggiate.

 

Liguria

La regione ha subito danni ai germogli soprattutto in prossimità dei fondovalle, con una perdita stimata compresa tra 10 e 15%.

 

Trentino

Circa 2.400 dei diecimila ettari della provincia di Trento sono stati in vario modo colpiti dalla gelata tra 19 e 20 aprile. Mille ettari registrano danni consistenti, anche se è difficile stimare gli effetti reali sulla produzione, in quanto la risalita delle temperature e le piogge hanno consentito una leggera ripresa vegetativa delle piante. In particolare, le aree vitate di Ala, la piana di Rovereto e la Valle dei Laghi sembrano essere le più colpite; va meglio a nord di Trento e in val di Cembra, con i sistemi a guyot che hanno avuto la peggio rispetto a quelli a pergola trentina.

 

Alto Adige

Il 10% della superficie vitata altoatesina è risultato colpito, secondo il monitoraggio della sezione locale: 530 ettari su 5.350 totali. La stima complessiva è di danni per il 5-8%. Valle Isarco e Oltreadige le zone viticole più in difficoltà.

 

Veneto

La prima regione produttrice in Italia è stata colpita nel settore centro orientale in modo irregolare. In alcune zone si registrano danni da gelo, in altre si è verificato solo un arresto della fase vegetativa. Prematuro, secondo la sezione regionale dell'Assoenologi, quantificare i danni, perché la vite ha ancora il tempo per recuperare. Sarà decisivo l'andamento delle temperature nelle prossime settimane. Nella zona occidentale, i produttori ricordano le gelate di metà anni Ottanta ma questa di aprile 2017 è diversa per il modo in cui è arrivata. C'è prudenza nel giudicare i danni alle viti. Se a pochi giorni dalla gelata la situazione è apparsa drammatica, nei giorni successivi la vite ha ripreso la cacciata ed è probabile che non si riuscirà a fare una vendemmia di quantità, salvaguardando però l'aspetto qualitativo. Nessun problema viene segnalato nelle zone più alte e nelle colline del Veronese e del Vicentino; diversa, e più complicata, la situazione nelle zone basse della Valpolicella, nella zona est della pianura di Soave, e in zona Arcole; interessate, più a nord, anche le aree di Lonigo, Meledo, Brendola e Montebello.

 

Friuli Venezia Giulia

L'ultima grande gelata risale qui all'aprile 1981. Duemila gli ettari interessati dalla gelata, circa il 10% del vigneto regionale. Il freddo è arrivato a macchia di leopardo, dopo un inverno mite e siccitoso e un aprile che, prima del 19, aveva regalato temperature alte anticipando la fase vegetativa. Il brusco calo termico c'è stato in particolare a valle e per le varietà Pinot grigio, Glera, Refosco e Verduzzo. Si attende di capire la reazione della pianta.

 

Emilia Romagna

In Emilia, con un danno medio tra 20 e 30% della superficie, i vitigni che hanno sofferto di più sono l'Ancellotta (che viene usata nel vino Lambrusco) e le uve bianche in generale. Danni significativi nel Bolognese, ma presto per fare stime. Prevalentemente colpiti (90%) gli impianti a spalliera rispetto ai sistemi a Belussi. In Romagna, le alte temperature hanno favorito un anticipo vegetativo, poi è seguita la pioggia ma anche due grandinate molto forti tra il 15 e il 17 aprile. Le colline faentine, quelle imolesi e la pianura bolognese sono state colpite in modo grave. Tra 20 e 21 aprile il termometro è sceso sotto zero facendo il resto. In totale, si stima un interessamento di 4 mila ettari su 27 mila. Assoenologi Romagna attende ora le fasi di fioritura e allegagione per capire gli effetti sulla produzione.

 

Toscana

In modo schematico, Assoenologi fa la conta dei danni a seconda delle zone vitate: Chianti 25-30%; Chianti Classico 20%; San Gimignano 20%; Montalcino 10-15%; Montepulciano 20-25%. Praticamente salve le zone più collinari, ma anche Bolgheri e la bassa Maremma. In alcuni areali i germogli sono stati di fatto “bruciati” si legge nel report “compromettendo in modo significativo la produzione 2017”.

 

Marche

Limitati i problemi in questa regione. Si arriva a un danno massimo del 10% a Pesaro e Urbino, Ancona, nelle zone del Verdicchio e del Conero. Diversa la realtà a Matelica (altra culla del Verdicchio) dove si registrano danni fino al 40% a seconda delle aree. Ad Ascoli e Fermo, nei fondovalle, in qualche caso le perdite hanno raggiunto il 50%. Il freddo ha ritardato i germogliamenti delle varietà tardive (Montepulciano, Trebbiano e Passerina).

 

Lazio e Umbria

In queste due regioni il freddo è arrivato, assieme al vento, tra 20 e 22 aprile. Nel Lazio, sui Castelli Romani (Doc Frascati) la stima sulle perdite è del 10-15%, ma si spera in un recupero. In provincia di Latina, danni dal 10% al 50%, sempre nei fondovalle. In Umbria, in pianura hanno sofferto le varietà a bacca bianca registrando il 60% delle perdite. Il freddo ha interessato la Docg Sagrantino anche ad altitudini di 300 metri: si stima un 30% di perdite.

 

Abruzzo

Chardonnay, Pecorino, Pinot grigio e Passerina: sono questi i vitigni maggiormente interessati dal gelo. Si tratta di varietà precoci. Trebbiano e Montepulciano non hanno avuto problemi significativi, secondo l'Assoenologi. Già un anno fa la temperatura scese a -3/-5 gradi nelle province dell'Aquila e nelle colline del Pescarese, ma con effetti inferiori al 2017 visto che le gemme non erano ancora schiuse. Si attende il completo germogliamento per capire l'effetto sulla raccolta.

 

Campania

In tutta la regione si prospettava un'annata ottimale con un gennaio freddo e piogge abbondanti. Il successivo innalzamento termico di febbraio e di marzo ha favorito lo sviluppo anticipato della vite. Pertanto, la gelata tra 18 e 21 aprile ha gravemente condizionato la fase vegetativa, più nei vigneti giovani rispetto a quelli vecchi. Il danno complessivo stimato è pari al 15-20%.

 

Puglia, Basilicata e Calabria

In Puglia, il bollettino dei danni è significativo soprattutto nel centro nord della regione: colpite la Valle d'Itria (40-50%), l'area tra Cerignola e Minervino Murge (10-20%), e l'area settentrionale (5-10%) al confine con il Molise. Il Salento è stato pressoché trascurato dal fenomeno delle gelate che hanno colpito tra 20 e 23 aprile. Per quanto riguarda la Calabria e la Basilicata i danni risultano “molto limitati”.

 

Sicilia

La Sicilia risulta indenne dall'abbassamento delle temperature dello scorso mese. Qui i danni stimati dalla sezione territoriale sono pari all'1% della produzione.

 

Sardegna

La sorte non è favorevole per la Sardegna e, soprattutto, per i distretti della Docg Vermentino di Gallura, del Cannonau ogliastrino, ai territori di Orgosolo e Mamoiada, di Dorgali, fino all'Oristanese e al Sulcis Iglesiente, patria del Carignano. I danni alla produzione vanno dal 100% al 20-50% nelle aree meno toccate. L'isola è stata colpita dal gelo sia nei fondovalle sia ad altitudini vicine ai 650 metri, per una superficie totale di 3 mila ettari.

 

L'Assoenologi, a giugno, prevede un ulteriore check del vigneto italiano, come annuncia il presidente Cotarella: “Siamo l'unica categoria che può effettuare questo tipo di stime e, con le nostre 4 mila antenne sparse sul territorio, vedremo se il verde che rinasce dalle piante potrà portare un po' di frutto, rimediando in qualche modo a questo fenomeno eccezionale, quanto irrazionale, legato ai cambiamenti climatici che andrà attentamente studiato dal punto di vista scientifico”.

 

a cura di Gianluca Atzeni

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 11 maggio

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