4 Dic 2017 / 17:12

Il Sangiovese secondo il Consorzio del Montecucco: biologico, selezionato e tutelato

Un territorio-calamita per molti produttori (e non) provenienti da lontano. Una Docg arrivata nel 2011. E adesso anche la scommessa sul Vermentino. Alla scoperta dei vini alle pendici del Monte Amiata. 

Il Sangiovese secondo il Consorzio del Montecucco: biologico, selezionato e tutelato

Un territorio-calamita per molti produttori (e non) provenienti da lontano. Una Docg arrivata nel 2011. E adesso anche la scommessa sul Vermentino. Alla scoperta dei vini alle pendici del Monte Amiata. 

Un Consorzio quasi maggiorenne (nato nel 2000) per una denominazione alla prova dei 20 anni. Per la Docg del Montecucco questo è un anno importante, in cui tirare le somme di un lavoro che ha fatto conoscere al mercato, anche questa faccia del Sangiovese. Quella alle pendici del Monte Amiata e al di fuori delle vicine zone più blasonate, ma che non vuole più essere il fratello minore del più conosciuto Brunello. “Siamo incastonati tra la zona del Morellino e di Montalcino” dice Claudio Tipa (ColleMassari), presidente del Consorzio, al suo terzo mandato consecutivo. Facile comprendere le difficoltà a emergere in una zona così concorrenziale e a così alto tasso di concentrazione di Sangiovese.

Le origini

All'inizio è stata dura” continua Tipa, che nella zona ci è arrivato 20 anni fa “eravamo un gruppo di volenterosi, ma i vini erano ancora relegati a contesti familiari. La stampa, anche il Gambero Rosso, ci ha molto aiutato a capire cosa e come migliorare”. Oggi il Consorzio è rappresentato da 67 aziende produttrici - quasi tutte di piccole dimensioni - per una produzione di oltre 1,2 milioni di bottiglie. L'arrivo della Docg, nel 2011, ha sottolineato ancora di più come, per i produttori, sia il Sangiovese il punto di riferimento.

La vocazione biologica

Tra le peculiarità della denominazione, c'è una forte vocazione al biologico: 66% della produzione per il 50% delle aziende, oltre a quelle attualmente in conversione. “Essere biologici da queste parti è quasi la normalità” spiega il presidente “le condizioni climatiche sono ideali, con il vento che, grazie alla vicinanza al mare, soffia in qualunque periodo dell'anno, e alle notevoli escursioni termiche”. A questo si aggiunge una diffusa biodiversità: quasi tutte le aziende vitivinicole sono anche agriturismi, hanno uliveti e coltivano cereali. Motivo per cui ci si può permettere di avere solo vini di livello. Per dirla con Tipa: “Se si salta un'annata, per fortuna non si va in bancarotta”. Una condizione di “libertà”, che spiega anche certe decisioni controcorrente rispetto ai canoni di mercato, come le rese tra le più basse in Italia: solo 70 quintali per ettaro.

L'anomala vendemmia 2017

Si consideri, poi, una vendemmia come quella appena conclusa, che non si può di certo definire generosa: “All'inizio abbiamo avuto fretta”spiega il presidente e produttore“ma dopo la prima settimana di raccolta ci siamo fermati, pensando di non andare avanti se le condizioni fossero rimaste quelle che vedevamo. Essendo una denominazione giovane – o così almeno ci definiscono – non avevamo un termine di paragone, una vendemmia alle spalle simile a questa. La pazienza, alla fine, ci ha premiato e - con due settimane e mezzo di ritardo - abbiamo portato in cantina un buon prodotto, anche se il quantitativo ha subito una contrazione compresa tra il 20 e il 40%”.

 

La scommessa sui bianchi

Prossimo obiettivo del Consorzio è incrementare il mercato interno, attraverso fiere, anteprime ed eventi sul territorio, considerato che il 70% del prodotto finisce all'estero. In testa Svizzera e Germania, seguite dagli Stati Uniti e dal Nord Europa. C'è, poi, ancora da lavorare in direzione asiatica, dove al momento l'unico mercato davvero significativo è rappresentato dal Giappone. Altro fronte da non sottovalutare è quello dei bianchi. La grande scommessa è rappresentata dal Vermentino: una modifica del disciplinare ha, infatti, permesso di invertire il rapporto tra questo vitigno e il Trebbiano, a favore del primo. La sua produzione oggi rappresenta circa il 7% del totale (non si va oltre le 50 mila bottiglie), ma è già un traguardo eccezionale in una regione da sempre vocata ai grandi rossi. Degna di nota anche l'introduzione delle versioni rosè e passito, che rappresentano comunque un corollario delle aziende: il primo per intercettare il cosiddetto pubblico degli aperitivi (Collemassari ne propone addirittura una versione magnum), il secondo per riprendere e riproporre in chiave moderna la tradizione del Vin Santo, da sempre presente sul territorio.

 

Il lavoro di tutela

Infine, il lavoro sulla tutela. Ad agosto il Consorzio ha inviato al Ministero delle Politiche agricole una richiesta di opposizione all'istanza di modifica del disciplinare dell'Igp "Dealurile Zarandului" avanzata di produttori romeni in sede europea, per poter utilizzare l'uso della menzione Sangiovese. Pericolo scongiurato al momento, ma il fronte rimane aperto e la concorrenza - non sempre leale - su un vitigno così conosciuto, è e sarà sempre altissima.

 

La degustazione a Roma

Per conoscere da vicino quest’altra faccia della Maremma, alla Città del gusto di Roma, la scorsa settimana, si è tenuta una masterclass dedicata alla Doc Montecucco e alla Docg Montecucco Sangiovese rivolta a operatori, stampa, esperti e appassionati. A guidare la degustazione, Marco Sabellico (curatore della guida Vini d'Italia) e William Pregentelli (curatore della guida Berebene), che hanno definito questo rosso toscano: “un vino di grande stoffa, elegante e ben dosato”. “Un vino” ha aggiunto Tipa “che prende la gioiosità dal Morellino e la profondità dal Brunello”. Non è un caso che molti produttori si siano innamorati di questo terroir: “un vero e proprio territorio-calamita”, come ha notato Sabellico che ha “adottato” - accanto alla nutrita schiera delle famiglie storiche – diversi produttori venuti da lontano. Primo tra tutti lo stesso presidente del Consorzio che, passato quasi per caso da queste parti, ha poi finito per restarci e mettere vigne e radici. E come lui anche altri, ad esempio Stefano Sincini(Pianirossi) proveniente dal settore della moda; Giovanbattista Basile (azienda Basile); Ambrogio e Giovanni Folonari (Tenute Vigne A Porrona) e il gruppo Masi (Poderi del Bello Ovile).

 

a cura di Loredana Sottile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo parlato di:
Precedente
Successivo

Partecipa alla discussione

Copyright 2015
Gambero Rosso Spa
P.Iva06051141007, Italy
All Rights Reserved

EN edition | JP edition