17 Lug 2017 / 12:07

È morto Domenico Clerico. Addio a uno dei più grandi produttori di Barolo

Classe 1950, Domenico Clerico è stato uno dei più grandi innovatori del mondo vinicolo italiano, sin dal 1976, quando aveva preso le redini dell'azienda di famiglia, a Monforte d'Alba, decidendo di scommettere tutto sul Barolo. Oggi la sua azienda conta 21 ettari, ed esporta vini d'eccellenza in oltre 40 Paesi del mondo. 

domenico clerico in vigna

Classe 1950, Domenico Clerico è stato uno dei più grandi innovatori del mondo vinicolo italiano, sin dal 1976, quando aveva preso le redini dell'azienda di famiglia, a Monforte d'Alba, decidendo di scommettere tutto sul Barolo. Oggi la sua azienda conta 21 ettari, ed esporta vini d'eccellenza in oltre 40 Paesi del mondo. 

In ricordo di Domenico Clerico

Aveva iniziato nel 1976 e aveva dimostrato subito di avere le idee chiare: scuotere il microcosmo del Barolo e farlo diventare grande, dimostrando ai giovani che si affacciavano al mondo del vino che anche nelle Langhe si poteva vivere con orgoglio il mestiere di vignaiolo. E Domenico era riuscito pienamente nel suo scopo, lavorando tanto ma trovando anche il tempo per stare assieme agli amici, aprendo la propria cantina ad appassionati di tutto il mondo e stappando non solo le proprie bottiglie ma il meglio dell’enologia italiana e francese”. Così la Redazione Vino del Gambero Rosso. Che continua.

Il successo arrivò veloce e meritato, con il suo Barolo Ciabot Mentin Ginestra prima e con il Pajana poi, sino al suo doloroso Percristina e allo stravagante Aeroplanservaj, assieme ad altre etichette sempre valide e genuina espressione delle sue vigne, ampliatesi a poco a poco negli anni sempre in cru di sicuro valore. Lo ricordiamo sorridente e generoso, appassionato e innovatore, capace e caparbio tanto in campagna quanto in cantina, una forza della natura che ha dato al mondo grandissimi vini”.

 

Domenico Clerico. Chi era

Classe 1950, Domenico Clerico è scomparso a soli 67 anni, dopo una lunga lotta contro il tumore che l'aveva colpito un paio d'anni fa. Intensa e preziosa la sua attività vitivinicola, erede dell'azienda di famiglia a Monforte d'Alba, che nei decenni ha portato alla conquista dei mercati internazionali. Operando con convinzione una scelta netta, sin dall'inizio: tralasciare le colture ortofrutticole, per dedicarsi esclusivamente al vino, e “dimostrare a tutti che posso fare grandi vini che la gente apprezzerà, perchè la terra in cui viviamo ha un qualcosa di prezioso che ancora non comprendiamo”, si legge oggi sul suo sito, in ricordo di quel passaggio generazionale che l'avrebbe portato alla guida dell'azienda paterna. Era il 1976. Dopo il primo anno di lavoro tra i filari (5 ettari di vigneto di dolcetto, uve fino ad allora conferite alla Cantina Sociale Terre del Barolo), “convinto che per ottenere vini buoni si debba allevare la vigna con amore e dedizione”, Clerico aveva acquistato un piccolo terreno in Bussia, per avviare la prima produzione di Barolo, il Bricotto Bussia. E negli anni a seguire sarebbero arrivate anche la prima e la seconda vigna nel cru Ginestra, il Ciabot Mentin e il Pajana. Nel 1995, ancora, un nuovo appezzamento nel cru Mosconi, e il Barolo Precristina. Fino alla metà degli anni Duemila, con la nascita dell'Aeroplanservaj, sul terreno di Serralunga d'Alba.

Un lavoro lungo e costante, tutto concentrato sul valorizzare le qualità del Barolo: “Il mio obiettivo come vignaiolo deve essere solo quello di mettere in luce le potenzialità della nostra terra. Qui ogni vigna ha un suo carattere particolare voglio esprimerlo al meglio nei miei vini”, questa la filosofia che l'ha sempre guidato. Oggi l'azienda - che gestiva con la moglie Giuliana che è sempre stata al suo fianco, la sorella Laura e i due nipoti - conta 21 ettari, e produce oltre 100mila bottiglie ogni anno, esportando in più di 40 Paesi nel mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, a Hong Kong. “Chi non ama il lavoro che fa, ha sprecato la propria vita. Finché ci sarò, continuerò a lavorarvi, poi lascerò tutto ai miei nipoti e alla gente delle Langhe”: così diceva Domenico qualche anno fa. Ora chi è cresciuto spronato dalla sua passione è pronto a raccoglierne il testimone. 

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