17 Mag 2017 / 18:05

“Giovani, investite sull’extravergine. Si può”. Quando il ritorno alla terra ripaga

Dall’Umbria un oliveto modello, sintesi di tradizione, territorialità e di avanzate tecnologie. Protagonisti due giovani fratelli di Trevi e un agronomo. Obiettivo: meno costi, più qualità, più olio per le famiglie… 

“Giovani, investite sull’extravergine. Si può”. Quando il ritorno alla terra ripaga

Dall’Umbria un oliveto modello, sintesi di tradizione, territorialità e di avanzate tecnologie. Protagonisti due giovani fratelli di Trevi e un agronomo. Obiettivo: meno costi, più qualità, più olio per le famiglie… 

Non è facile trovare chi è disposto a investire in 20 ettari di oliveto nuovo, tutto da impiantare. Eppure, i due giovani fratelli Gaudenzi, Stefano e Andrea, hanno deciso di puntare tutto sull’olio extravergine di oliva. Certo, loro sono figli d’arte, ma Francesco – il papà – si occupa prevalentemente del frantoio, uno dei più blasonati nell’agro di Trevi (anche quest’anno hanno avuto le Tre Foglie nella guida Oli d’Italia 2017). Loro due hanno preso in mano l’azienda agricola e si sono messi a coltivare olivi. L’extravergine è un prodotto tradizionale, antico, ma come lo conosciamo oggi, come possiamo assaggiarlo oggi non è mai esistito nella storia dell’umanità.


Tradizione e hi-tech

Stefano e Andrea, pur nell’alveo della tradizione olearia umbra, puntano proprio a questo: fare sempre meglio, avere un olio sempre più buono, percorrere un percorso fatto di rispetto massimo per l’ambiente, sostenibilità e alta tecnologia. Questo per avere olive migliori, ma anche per avere più produzione senza scalfire – anzi aumentando – la qualità del prodotto. E per qualità si intende un olio assolutamente privo di difetti, vivo e vitale, con un bel carico di biofenoli e dal profilo organolettico importante. Insomma, olio umbro, ma di nuova generazione. A partire dalla possibilità di non entrare quasi per niente nell’oliveto con mezzi meccanici, limitare al massimo le emissioni di CO2, gestire il controllo delle piante e dei cicli vegetativi da remoto (tramite sensori e computer), utilizzare bioindicatori importanti per prevenire anziché correre a curare. Un grande investimento che i due fratelli, insieme all’agronomo Andrea Sisti, ci raccontano dal loro stand presso il Sol di Verona.

 

a cura di Stefano Polacchi

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